la politica italiana alla ricerca della ragion perduta

L’italiano che oggi si sforzi di capire quali vie la politica  cerchi nell’affrontare la risoluzione dei problemi nazionali e internazionali, siano essi di ordine  economico, religioso, educativo, militare, ecologico, costituzionale e via dicendo, si trova nella confusione più profonda  perché  sta  passando dalle  comode sedie a sedili duri e meno confortevoli.  Il ripensare scelte e comportamenti, singoli o collettivi, obbliga alla ricerca di motivazioni valide  per giustificare determinati  convincimenti; c’è  chi si  riferisce acriticamente  alle ideologie del passato e chi  sostiene a spada tratta  ogni forma di nuovo.  Tutti intendono portare la società italiana fuori dall’attuale crisi ma i più hanno “perso la tramontana”  rimanendo in balia delle personali convenienze o dei propri interessi  contrabbandati come valori  assoluti e indiscutibili.   

 

Purtroppo, nei periodi di crisi e di mutamenti,   imbroccare  la giusta direzione del vento è cosa difficile e la  confusione e  l’imbarazzo sono indescrivibili;  non vi sono più  i partiti con  programmi ed  obbiettivi chiari come  un tempo;  non si trova più il  leader conosciuto ed affidabile  e, cosa ancora più grave,  tra i vecchi rimasti a galla e gli “homines novi”  al momento presenti sul teatrino della  politica,  non si riscontra nessuna  coerenza  ideologica tra quanto predicato e quanto praticato ed in ogni ambiente di vita l’egoismo regna sovrano.

        

Nei giorni  di discussioni sulla finanziaria, ad esempio, il dibattito si  soffermava  sull’aggiustamento di questo o quel capitolo di spesa, sui salti di gioia  per qualche soldo in più o sulle minacciose grida di mandare tutto all’aria per qualche elargizione improvvisamente ridotta. In altre parole il Parlamento, e di rimbalzo i gruppi politici – non mi sembra opportuno chiamarli più “partiti” – diceva sì ad una politica di cassa ed  abbandonava per strada le scelte strategiche ed ideologiche  richiamandole solo quando c’era tempo di burrasca. Di  giovani, sanità, scuola, giustizia, pensioni, trasporti, energia, sicurezza” tutti, di giorno, ne hanno ben parlato  ma   “a sera”  (leggi “a finanziaria approvata”) come nella famosa lirica di Giovanni Pascoli “La quercia caduta” , ciascuno ha  pensato solo a portare a casa il proprio fascio di denaro e di provvedimenti. Ai  giovani, agli ammalati, agli studenti, ai pensionati e a tutti gli altri,  come alla capinera,  non è rimasto altro che la rabbia, lo sconforto ed il pianto per le  vane promesse ed per le speranze deluse.

Le mascherature ideologiche indossate in ogni occasione hanno peggiorato la situazione ed hanno  alimentato confusioni  e  paure del peggio.

 L’accorto  Conte di Cavour  diceva che il politico si qualificava non per i progetti rimasti nella sua scrivania ma per quello che era riuscito a realizzare avendo compreso per tempo i limiti e gli ostacoli che si frapponevano tra il dire e il fare. Queste considerazioni  pratiche dello statista piemontese e la necessità di verificare l’esistenza o meno di valori condivisibili, mi hanno spinto a  fare un po’ di chiarezza in me stesso  per  trovare una via da seguire da indicare ai giovani ed ai miei figli in particolare.

        

D’istinto  ho pensato immediatamente al ‘500, secolo di artistico splendore ma anche di grande corruzione morale e politica,  quando Niccolò Machiavelli teorizzò che  lo Stato  era frutto dell’ingegno del Principe il quale  utilizzava uomini e cose per i suoi fini. Al Principe (leggi Politico),spettava  anzitutto di osservare, con acuta precisione, la realtà dei fatti dalla quale trarne le regole per avere successo nella gestione della cosa pubblica.  Se ragion di stato e morale coincidevano, bene; se non coincidevano la ragion di stato doveva in ogni caso avere l’assoluta precedenza. La politica era sempre opera di aristocratici e del “pazzo” popolo, come anche Guicciardini diceva, bisognava diffidare. Qualcuno segue alla lettera gli insegnamenti del politico fiorentino e, di questi tempi,  come nel ‘500, continua a ritenere il potere appannaggio esclusivo  di una casta di ricchi e potenti ed al popolo pazzo e muto “d’accento e di pensiero”   riduce, con oculati stratagemmi, la libertà del voto. E che dire poi  del ritorno sulle  piazze dei difensori della “ morale” o della “ragion di stato” alla maniera di Don Camillo e dell’On. Peppone?

 

Continuando in questo mio vagar nel passato alla ricerca di analogie col presente, mi sovviene che trecento anni dopo   Sain- Simon (1760-1825) riteneva che nelle società organizzate vi fossero due poteri: uno che aveva la direzione morale e intellettuale ed un altro che aveva la direzione materiale. Questi due poteri , diceva, nel corso dei secoli, sono  sempre stati  esercitati, con alterne vicende, da minoranze organizzate  e  alla supremazia dell’uno è subentrata la supremazia dell’altro e viceversa.  I seguaci di Sain-Simon sperarono  che si potesse attuare un programma di giustizia assoluta,  in base alla quale avrebbe dovuto esserci una corrispondenza esatta tra il servizio che l’individuo rendeva  alla società e la ricompensa che ne riceveva in relazione al grado occupato nelle gerarchia sociale.  Non vissero  tanto da vedere  realizzate le proprie idee. Sarà negato anche a noi nel futuro prossimo di veder realizzato ciò?  Molto tempo è passato!  Vedremo, a breve, come speriamo,  due schieramenti coesi e  capaci di trovare collegamenti per un’azione politica efficace ed efficiente, equa e giusta per tutti o continueremo, nostro malgrado, ad assistere ad insane discussioni tese alla difesa  di interessi di bottega  e finalizzate ad ottenere di voti di scambio per i favori promessi o vendette realizzate?

 

         Ed ancora, mi vien da pensare  al periodo dell’illuminismo, a  quando nuovi ideali di libertà, uguaglianza e fraternità  dalla Francia si diffusero  tra tutti i popoli dell’Europa  al seguito delle  armate rivoluzionarie francesi. La caduta di Napoleone  segnò la fine della supremazia  del pensiero  illuminista  ed il nascente  pensiero romantico- idealista da alcuni fu artificiosamente interpretato per giustificare, ed esaltare le disuguaglianze delle razze umane e dei  popoli. Queste idee alla fine del secolo ‘800 ed il primi decenni del ‘900, influenzarono a tal punto lo  scenario politico europeo e mondiale da convincere alcuni che il più forte era legittimato, per legge di natura, ad avere un’egemonia culturale, economica e politica  sugli altri.  Vi fu chi, approfittando di ingarbugliate situazioni  locali, divenne portavoce delle ideologie di potenza e conquistò, con apparenti pacifiche rivoluzioni, il potere preparandosi, militarmente, ad aggredire i più deboli.  Cannoni e  armi, in quei tempi di rapido sviluppo industriale e tecnologico, se ne producevano a iosa e per le smanie di conquista e di potenza di alcuni  cominciarono subito a sparare. Le conseguenti  guerre, però,  non premiarono chi le aveva  iniziate. Ripeteremo gli errori delle guerre dei primi 50 anni del sec. XX secolo?  Le fonti energetiche e le tecnologie avanzate   contribuiranno a risolvere i problemi dell’umanità  diventando  pacifiche merci di scambio o ridiventeranno una minaccia per la pace e occasione di risorgenti imperialismi? A tale proposito quale strada seguirà l’Europa unita? E l’Italia?

 

Ritornando ai primi anni del ‘900 anche la Russia si avviava  verso radicali soluzioni del suo assetto politico-sociale mettendo fine alla dinastia degli Zar. I socialisti marxisti che credevano di poter raggiungere la completa giustizia economica e l’eguaglianza sociale con mezzi democratici attraverso uno sviluppo pacifico furono, a seguito di feroci lotte interne, ben presto sopraffatti dai socialisti intransigenti (bolscevichi) che, organizzati in gruppi compatti di azione rivoluzionaria e  ribattezzandosi “comunisti”, si opposero a qualunque collaborazione  con i borghesi. I comunisti  avevano fiducia nel loro modello di governo e lo volevano esportare  in tutto il mondo. L’utopia durò appena 50 anni e la caduta del muro di Berlino segnò la fine del mito. Andiamo ora verso  miti similari?  Il globalismo è il nuovo mito dei nostri anni ma quali effetti avrà sul futura dell’umanità? Si stabilizzeranno  l’élites di ricchissimi e le masse d nuovi poveri? L’egoismo diventerà la misura di tutte le cose? Dovrà ritornare Cristo sulla terra  per ricacciare i mercanti dal tempio? Oppure il terzo mondo  con massicce e inarrestabili migrazioni si impadronirà nuovamente dell’Occidente sempre più colto, sempre più viziato ma senza discendenti? Si ripeteranno, in forma diversa, s’intende, le invasioni barbariche di classica memoria?

 

Ho cercato, nel corso della conversazione, di mettere a fuoco alcuni problemi delle società passate individuando  le particolari soluzioni date con riferimento alle situazioni del tempo. Problemi e soluzioni che però vanno attentamente rivisti  per  trarne il bene e scartare il male. E’ il caso forse che tutti gli italiani, i politici in testa, ritornino con i piedi per terra, non si lascino trasportare da inutili chimere di un ritorno all’età dell’oro, non diano per indiscutibili i propri convincimenti sociali, etici, religiosi, antropologici e via dicendo ma studino attentamente la storia, i limiti  e le capacità della ragione, le possibilità  della scienza, gli spazi del sopra razionale ed abbiano fiducia nel futuro. La storia del passato ci dice che, come sempre è stato,  un giorno, vicino o lontano,  l’umanità farà un balzo in avanti e ciò potrà richiedere anche dolorosi aggiustamenti e l’abbandono di impensati privilegi.

 

Giulio Cesare Viva           http://www.giuliocesareviva.it

5 comments to la politica italiana alla ricerca della ragion perduta

  • Questo mio scritto già pubblicato dal “Il Galatino” del 28-3-2008 mi è sembrato di vivissima attualità e pertanto lo ripropongo all’attenzione dei lettori di questo sito. A presto.
    Giulio Cesare Viva
    giulio.viva@hotmail.it

  • Tony Polimeno

    Argomento affascinante quanto difficile.
    Non v’è dubbio che l’età dei privilegi – inteso come quelli del mondo occidentale – volga al termine. La scolarizzazione, il progresso della sfera asiatica, la sua fame di conquiste porta inevitabilmente all’affermarsi di logiche, prima di ogni cosa, economiche impensabili fino a cinquant’anni fa. L’occidente sta per rendersi conto – pienamente e non sporadicamente – che non esiste da solo né di per sé: esistono gli altri. E gli altri ambiscono ad avere una fetta del benessere di cui ci hanno visto godere e sperperare. Ovvio: adesso ci rendiamo conto che si inquina troppo. Ovvio: bisogna sporcare di meno. Ovvio: i paesi emergenti vogliono inquinare per recuperare il gap con chi la propria ricchezza l’abbia già raggiunta. E’ la logica della storia: i poveri vengono sopraffatti e schiacciati. Poi vedono i ricchi e gaudenti e premono per ottenere prima le briciole e poi il resto fino a conquistare parità ed infine supremazia. Ricordiamo l’impero romano ed i barbari al confine? Questo il destino del mondo occidentale: soccombere non per incapacità ma per legge di natura a chi è più affamato.

    E il destino della nostra Italia? Il destino della nostra tradizione? Qui ho paura di ciò che ci aspetta. L’imbarbarimento dello scontro politico non è cosa che scopra io. Di chi la colpa? Forse dell’atavico modo di ragionare con la pancia degli italiani non avvezzi a progettare ma ad arraffare il possibile sbarcando il lunario e tirando la giornata. Così chi promette ricchezze e lustrini spacciando la volgarità per umorismo, la dittatura per democrazia, il razzismo per difesa dei diritti del territorio ha buon gioco su una massa avvezza a far pensare gli altri piuttosto che ad usare i propri neuroni. E se il segnale giunge positivo perché preoccuparsi se la fonte sia attendibile?
    Credo che i nodi stiano per venire al pettine: un muro di gomma si è incrinato nella sfera della giustizia; i soldi sottratti alla scuola pubblica e alla ricerca sono un errore imperdonabile i cui effetti presto esploderanno; aver preferito il debito pubblico all’investimento lungimirante sarà un efficiente detonatore. Mi preoccupa però la caduta dell’impero: dopo Alessandro Magno i suoi generali fecero scempio del regno. Così è stato dopo ogni caduta di uomo forte. Avremo la lungimiranza di preparare una classe dirigente capace alternativa? Avremo la capacità di renderci conto che la Costituzione Italiana, già quella attuale, è un miracolo di principi democratici, di tolleranza e di giustizia che non ha bisogno del bisturi arrugginito di certi incapaci beoti? Osservando l’attualità, direi che non siamo sulla buona strada. Guardiamoci un’altra puntata del Grande Fratello (quanti sanno da dove derivi il titolo del programma?) e obnubiliamoci. Qualcun altro penserà per noi.

  • Caro Tony,
    va bene, per ora e la nostra “ragione” girerà alla perfezione fino a quando terremo conto degli altri ed il DUBBIO non ci lascerà mai. Attenzione a non convincerci di essere depositari dell’unica verità possibile perchè in quel momento avremmo perso “lo ben de lo intelletto” (Dante) e si aprirebbero scenari devastanti come accaduto nel passato.
    Qualcuno (o molti?) ai nostri giorni deve veramente andare alla ricerca delle RAGIONE PERDUTA? E chi? Come? Quando?

  • Lele Mastroleo

    Tony,noto con piacere che anni di distanza non abbiano scalfito minimamente la tua verve politica anche se oggi viaggia su binari alquanto diversi della tua givinezza.Concordo sulla etica della “ragione” che dovrebbe ammantare le italiche schiere per rendere più consona al millennio e più efficente questa nostra Italia “arruffona” e “raffazzonata”, non concordo invece con te sulle colpe specifiche concentrate e concentrabili su una sola “istituzione” e su un solo “colpevole”.Le colpe secondo me,vanno cercate nel cambio generazionale di una Italia uscita da un Risorgimento vincente,da un velleitario primo dopoguerra,da un regime autoritario e da un secondo dopoguerra di lacrime e sangue che hanno visto una vasta geografia di giovani italiani rimboccarsi le maniche per cercare di indirizzare la rotta verso acque più calme e come contraltare una Italia figlia del nulla eterno teorizzato dalle campagne massmediatiche del liberismo selvaggio e delle nuove corporazioni del mercato globale che inneggiano all’Uomo forte che stabilizzi la loro incrancrenita voracità.
    E se da una parte finiscono nella miseria i sogni di una generazione (quella dei nostri padri) che ha tanto lavorato e sofferto per dare un risparmio concreto ai propri figli,dall’altra parte si scopre una coperta ormai logora e priva di orlo che non basta neanche a coprirci i piedi,vittima di lobbies usuraie che legittimano qualsiasi schifezza in nome del progresso.
    ( Ed il nano a te tanto caro non è altro che un’invenzione dei poteri forti che hanno ormai preso il sopravento nella politica italiana e non )

    Ringrazio il Prof per questo spazio e gli rinnovo i miei saluti.

  • Domenica 13 dicembre 2009 – RAGIONE,RAGIONE,RAGIONE dove sei? Sei proprio venuta meno in noi tutti? Ti sei allontanata dagli uomini? Quando tornerai alla guida delle azioni degli italiani?

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