Il sistema scolastico italiano e quello romeno

     La scuola in Italia è in continuo cambiamento e cerca nuovi equilibri tra innovazione e tradizione. Quasi mai la scuola in generale e quella italiana in particolare è lo specchio della società in cui vivono i discenti più che i loro docenti. Questi ultimi, spesso, non svolgono altra attività culturale per arricchire la conoscenza di base che resta cristallizzata agli anni universitari e con eccessivo riferimento a questo o quel libro di testo adottato.

In Italia, dopo la scuola dell’infanzia, elementare (5 anni) e media, di primo (3 anni) e secondo grado (5 anni), si accede all’università, che ha l’ordinamento di 3 + 2 per la lauree brevi e specialistiche.

La riforma della scuola media superiore è già Legge, partirà dal 2010 ed entrerà a regime nel 2013. Al posto degli attuali 396 indirizzi sperimentali e 51 progetti assistiti dal Miur e le tantissime sperimentazioni attivate si passa a 6 nuovi licei: classico,scientifico,artistico,linguistico, delle scienze umane, musicale e coreutico. Si prevede maggiore autonomia scolastica, più forte rapporto scuola-mondo del lavoro-università e nuove articolazioni del Collegio dei Docenti.

Per gli attuali 1.800 Istituti tecnici, si faranno 2 settori (economico e tecnologico) e 11 indirizzi (2 per l’economico-turistico e 9 per il tecnologico: meccanica, trasporti, elettronica, informatica, grafica, chimica, sistema moda, agraria e costruzioni).  Come prof. che ha conosciuto vari Paesi esteri e quindi diversi sistemi scolastici e poterli confrontare, posso permettermi di fare alcune considerazioni. La scuola italiana, per quanto ricca culturalmente, non è spesso in linea con molti altri Paesi dell’Unione europea e altrove perché non ha ancora potuto realizzare una riforma scolastica che ponga al centro un metodo d’insegnamento più interattivo e informatizzato di quello attuale. Il sistema scolastico italiano è molto burocratizzato: ha una miriade di controllori, una enorme quantità di personale scolastico non ben motivato né ben retribuito. La Costituzione stabilisce che gli alunni capaci e meritevoli, ma bisognosi, hanno diritto di raggiungere i più alti gradi dell’istruzione e la Repubblica ne rimuove gli ostacoli con borse di studio, case per studenti, ecc.

In Italia abbiamo ancora 1,5% di analfabeti, mentre sono circa 1 milione di persone impiegate nel sistema scolastico e  oltre 9 milioni di studenti- con oltre 5000 studenti di cittadinanza straniera- che hanno diritto ad una scuola migliore, meno provinciale e basata sul merito a tutti i livelli anche all’Università con quasi 2 milioni di iscritti. Solo 9,1% di laureati,  percentuale tra le più basse in Europa e del G 8: Paesi più ricchi del mondo tra cui l’Italia.

La Romania, come tutti i Paesi ex comunisti dell’Europa, ha un sistema scolastico con punte di eccellenza e una base buona. Durante il comunismo alla scuola come alla grande industria venivano attribuiti poteri e mezzi ingenti. Mentre oggi la grande industria romena è in crisi, la scuola lo è altrettanto perché fa fatica a copiare standard capitalistici. Essa ha punte d’eccellenza, a volte di imitazione d’eccellenza, forse maggiori dell’Italia.

Tra una lezione e l’altra, in Romania gli studenti liceali cambiano classe e restano fisse le aule delle varie discipline, mentre in Italia è l’inverso. Il formalismo burocratico non è esente nel sistema scolastico romeno e la gerarchia è ancopra più piramidale dell’Italia. Sembra di stare, per alcuni aspetti nell’Italia del 1960, per altri aspetti, con progetti e internazionalizzazione scolastica spinta, molto più avanti di noi. Nella biblioteca del Colegiul Tehnic Transilvania di Deva/Hunedoara, con annessi Liceo straniero sezione bilingue italiano, vi era, tra i  20 mila libri in dotazione, uno denominato Stintiia prietena mea, Scienza amica mia (era stato stampato durante il regime comunista, che attribuiva alle discipline scientifiche più spazio pedagogico). In quella scuola, nel 2004, quando giunse lo scrivente come primo prof. italiano che inaugurava una nuova cattedra del Ministero Affari Esteri, non vi erano libri italiani, tranne qualche sparuto vocabolario e letteratura nostrana nonchè una sgualcita carta geografica dell’Italia. Oggi, vi sono libri italiani di quasi tutte le discipline e fanno bella mostra a confronto con quelli inglesi, francesi, tedeschi, americani e romeni comè potè constatare il Console dell’Italia di Timisoara il 17 marzo 2006 in visita alla scuola. Ancora oggi lo studente romeno, rispetto a quello italiano, mostra di possedere maggiori informazioni tecnico-scientifiche e forse meno quelle storico-umanistiche, ma ciò dipende dalle scuole di base romene più ricche di stimoli scientifici. Quasi tutti i professori romeni conoscono i nostri Dante, Galilei, Michelangelo, Verdi, mentre i professori italiani ignorano la cultura romena e ciò è grave, bisogna sprovincializzare i programmi umanistici italiani.

Anche i professori romeni, mediamente sono apparsi meno provinciali di quelli italiani e conoscono molto della cultura italiana oltre che di quella francese e inglese. Forse sono meno critici verso le loro Autorità costituite e i loro Collegi dei Docenti sembrano più silenziosi (a parlare è molto di più il Dirigente scolastico), ma anche in Italia la voce del Docente è ridotta molto dal potere dirigenziale? Si, purtroppo, ma non mancano le eccezioni e le speranze di cambiamento e di crescita del Docente fuori del suo ruolo di facilitatore d’apprendimento…speriamo che non sia un fedele ripetitore del libro di testo..sarebbe cosa poco edificante in quanto il Docente dovrebbe essere anche e soprattutto elaboratore culturale e facilitatore della crescita dello spirito critico dello studente responsabile. Entrambi, sia docenti che dirigenti romeni che italiani, appaiono vittime del sistema burocratico statalista e tradizionale con poca libertà di movimento per produrre un servizio migliore alla società che si evolve più della scuola. Lo Stato, in Romania, dà  importanza alla scuola e quando i docenti hanno fatto sciopero, 3 settimane di seguito nel 2007, per il raddoppio dello stipendio, fu raddoppiato il Pil per la scuola, che è maggiore di quello italiano. Il sistema scolastico romeno è obbligatorio fino alla classe 11, mentre dopo la classe terminale 12 si può accedere al baccalaureato e all’università.

Il sistema scolastico non universitario è statale e statalista? Sembra di si, anche perché sono pochissime le scuole non statali, mentre il sistema scolastico universitariò appare meno statale di quello italiano, le università private sono in numero maggire di quelle statali o pubbliche 41 le private e 40 le pubbliche.

In Romania ci sono 250.000 insegnanti su 3.800.000 studenti e gli analfabeti sono ancora circa il 2%, ma probabilmente sono, in gran parte, di qualche minoranza etnica non incline alla frequenza scolastica. Tra la varie differenze con il sistema scolastico italiano si segnalano: dirigenti e ispettori scolastici che insegnano- circa 6 ore settimanali- oltre che  amministrare persone e cose della scuola, con possibilità di ritornare solo ad insegnare, professori distinti in più fasce di merito e di salario, trasferimenti dei professori da una scuola e l’altra con graduatorie diverse tra scuole, esami di Stato conclusivi della scuola superiore affidati ad una commissione completamente esterna con presidente che è professore universitario, mentre i dirigenti scolastici sono vicepresidenti; gratificazione maggiore dello studente romeno che  si chiama elevo (allievo fino all’università, dopo si chiama studente) mediante note di merito più alte, olimpiadi settoriali più diffuse con premi, case dello studente a basso costo detti camini culturali, agli allievi- anche liceali e fino alla classe 11- si elargiscono dei compensi statali monetari per piccole spese settimanali. Insomma è una socialdemocrazia più presente, ma il sistema scolastico romeno non deve solo copiare gli anglosassoni come alcuni in Italia, deve dare più valore anche alla cultura latina antica e profetica senza provincialismi e dare più spazio alla cultura locale se ancorata a quella nazionale, europea e universale.

Giuseppe Pace -Docente di lingua italiana in Romania

2 comments to Il sistema scolastico italiano e quello romeno

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    Il prof. Paci Giuseppe, laureato in scienze naturali, è da poco in pensione e vive a Padova. Ha insegnato per 5 anni in Romania per conto del Ministero degli esteri: Durante la sua permanenza all’estero ha curato molti scambi culturali tra alunni di scuole romene e di scuole italiane. Nell’anno2005-2006 alunni del colegiul Tehnic “Transilvania” di Deva sono stati ospiti degli alunni dell’I.T.C. “Laporta”di Galatina e questi ultimi, successivamente, sono stati in visita dai loro amici studenti romeni.

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