Private intercettazioni e uguaglianza

Qualche giorno fa avevo trascorso buona parte della domenicale mattinata a discutere con giovani amici e attempati miei coetanei intorno alle vicende politiche ed al malaffare che stavano coinvolgendo, a torto o a ragione,  personaggi noti e meno noti della nostra cara Italia.

Il confronto era stato  intenso e sofferto, per non dire vivace e pieno di sottintesi.  A volte era stato improntato ad umana comprensione per chi era stato sbattuto in prima pagina,  a momenti, però, aveva assunto toni di severa condanna perché nessuno di noi  era disposto  a consentire  sconti  a chi era incappato, per giusto o per traverso, nelle maglie della giustizia.

Non nascondo che anch’io ero dibattuto ed incerto sulla via da scegliere e sui giudizi da dare alle vicende in questione, ma soprattutto mi chiedevo sino a qual punto fosse giusto spiare nella vita dei singoli per scoprirne vizi e virtù. Di fatto in fatto, di pensiero in pensiero, pervenni ad una prima conclusione: i poveracci, in questi casi, sembravano avvantaggiati , rimanevano fuori dalle private intercettazioni  tanto frequenti nel mondo della politica, degli affari, dello spettacolo. Finalmente, pensai: una disuguaglianza a vantaggio degli umili, dei diseredati, del popolo comune, di chi non aveva nulla da perdere.  E continuavo a pensare che fosse giusto  sbattere il mostro in prima pagina perché la gente capisse su quali sporche pratiche ed orride vicende fosse ancorato il potere dei politici , delle organizzazioni criminali, dei gruppi finanziari e quale fosse la capacità dirompente, nell’attuale momento politico, di alcune strutture Stato.  Pensai subito al Foscolo quando ne “I sepolcri” ( vv.156-158)   diceva  del Machiavelli che  “temprando lo scettro ai regnatori – gli allor ne sfonda ed alle genti svela – di che lacrime grondi e di che sangue”. Mi sembrava che senza le denunce, senza l’attuale lotta tra i poteri,  il popolo del 2000 sarebbe ancora gleba, oggetto di oscuri disegni politici, di incomprensibili congiure di palazzo e  pensavo che forse la “democrazia” avrebbe trovato nei mezzi di comunicazione di massa, nella giustizia e nelle intercettazioni nuovi strumenti per ridiventare efficace e che il socialismo,  avrebbe ritrovato, nella risorta necessità di superare le nuove disuguaglianze, quei consensi che gli erano propri  e che non potevano diventare, da un giorno all’altro, terreno di coltura per demagogiche esperienze di rinnovato autoritarismo.

Mi accorsi, immediatamente dopo, che mi sbagliavo: i poveracci  non erano avvantaggiati da questa situazione anzi tutto si risolveva in un ennesimo inganno ed in una squallida manovra per portare le coscienze verso certe scelte piuttosto che verso altre.   Nel caos le disuguaglianze si moltiplicavano e le libertà diminuivano.

Pensavo alla sanità, non più accessibile a tutti nella stessa maniera; all’istruzione pubblica senza libertà di azione; ai tanti giovani  costretti al silenzio; alle fabbriche che chiudevano e licenziavano;  agli investimenti che si nascondevano in lontani paradisi fiscali; ad uno Stato sempre meno capace di intervenire nei confronti dei deboli dopo essere stato spremuto come un limone dai forti poteri economici, e così via.

A chi ha intenzione di interessarsi della cosa pubblica un suggerimento: la moderna tecnologia rende le intercettazioni utili ma pericolose e  possono essere l’anticamera di un regime totalitario e poliziesco se non regolate in base a ferrei principi costituzionali che garantiscano le libertà individuali, politiche, sociali e della Nazione.Alcuni “uomini” politici, responsabili e avveduti,  presenti in tutti i gruppi,  hanno compreso a quali mali conduce la strada intrapresa e speriamo che riescano a far prevalere il giusto. 

Giulio Cesare Viva – http:// www.giuliocesareviva.it

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