Le nuove frontiere dell’energia

L’impegno con cui giovani e meno giovani discutono di ENERGIA,  se da una parte mi spinge a considerare positivamente il loro interesse per la conservazione dell’ambiente da ogni forma di sfruttamento incontrollato, dall’altra mi angustiano  le  tesi, semplicistiche e puerili,  apportate a difesa del loro pensiero.  Si tratta, per lo più, di  sommari riferimenti  alla salubrità dell’aria e alla preesistente conformazione naturale del territorio; di preoccupazioni per la  depauperazione della flora e della fauna autoctone; per le  nuove malattie causate dall’atmosfera oltremodo inquinata  da veleni, pesticidi, rumori o dall’elettromagnetismo;  dai  danni che si infliggono all’agricoltura, alle falde acquifere, al mare e via dicendo. Scarsi o nulli i riferimenti  all’evolversi della vita sul pianeta terra nel corso dei secoli, alle implicanze politiche ed economiche che hanno provocato  cambiamenti;  alle condizioni climatiche esistenti, al grado di civiltà, di forza, di potenza che ogni stato attualmente possiede.  Sembra di essere rimasti  alla cultura ambientale delle scuole elementari quando, la puerile età degli scolari, giustificava le strategie e tecniche didattiche tese a fornire informazioni concrete e vicine al mondo degli alunni e di conseguenza semplici e di facile osservazione.

Per quel che mi riguarda  ho cercato, con attente e accurate letture, di rendermi  conto personalmente di come stanno le cose per non essere spinto, or di qua or di là, da astuti “trombettieri” di questa o di quell’altra tesi, di questo o di quell’altro portafoglio, di una o di un’altra tesi,  partendo sempre dal principio che anima questo sito : quando  si ammette l’esistenza dell’evidenza, si rinuncia alla proprie idee ed alla ricerca della verità.

Inizio così ad esporre il mio punto di vista partendo  da alcune osservazioni.

A)      la casa automobilistica “Opel” – non avrei voluto fare il nome ma mi sento costretto per necessità di chiarezza – che ha fabbriche negli Stati Uniti e in Europa,  nell’ultimo salone di Ginevra ha comunicato di aver iniziato il “conto alla rovescia” per la produzione di serie, a partire dal 2011, di un’autovettura con un propulsore che “utilizza l’elettricità come fonte di energia primaria. Un motore-generatore a benzina funge invece da fonte secondaria generando energia elettrica quando la batteria è scarica per assicurare e garantire una marcia regolare e senza interruzioni” ( da SANCAR-Magazine,Periodico di informazione automobilistica – Distribuzione gratuita -Giugno 2010, Gallipoli-Tricase. —-Una mia osservazione: la dimostrazione su strada per l’auto elettrica del futuro è avvenuta in Svizzera ove è facile attingere energia a bassissimo costo da una qualunque presa elettrica ; in Svizzera già funzionano cinque centrali nucleari e l’energia non solo non manca, ma si vende  ad altri.  Investire su un’auto tutta elettrica in Italia porterebbe ad un sicuro fallimento: per il costo dell’energia nessuno sceglierebbe di cambiare auto.

B)      Nella prima metà di questo mese (luglio 2010)  molti giornali italiani si sono soffermati  sullo statuto  che “La  Gazzetta Ufficiale  “ ha pubblicato in relazione alla costituenda  Agenzia della sicurezza che dovrebbe avere un ruolo determinante  per il programma nucleare italiano di prossimo avvio.  Il collegio di gestione, composto da esperti, si  dice sarà presieduto dall’oncologo Umberto Veronesi, attualmente senatore del PD  o da Maurizio Cuomo, esperto nucleare di lungo corso. Se il Governo Italiano riuscirà a rispettare i tempi  per il rilancio della tecnologia nucleare, il cantiere, o i cantieri, potrebbero partire entro il 2013. La prima energia nucleare potrebbe aversi  nel 2020.—-Anche a questo punto un’altra osservazione: Forse gli errori del passato (leggi referendum antinucleare) sono politicamente riconosciuti da sinistra e da destra ed ora sono possibili convergenze ed accordi prima impensabili?  O l’energia nucleare sta per diventare sicura e pertanto i problemi  relativi all’accettazione da parte della società stanno diminuendo? Se ciò è vero  a quale interessi stanno dietro  abili imbroglioni continuano a spaventare i semplici con  linguaggi obsoleti e vecchi?

C)      Le bollette del consumo di energia sono, attualmente, superiori al 30% rispetto al resto dell’Europa e speriamo che nel futuro non sorgano problemi   per l’approvvigionamento del petrolio, del gas o del carbone fossile. Nel frattempo le fonti rinnovabili riusciranno a fornire  il di più di energia che si prevede necessaria nei prossimi anni per non far rimanere gli italiani a secco?  Le imprese nazionali saranno costrette a “delocalizzare” (come  sta cercando di fare  in questi giorni la FIAT ) bruciando di colpo le speranze di tanti giovani operai,  di tecnici specializzati, di ricercatori che vedono emigrare il lavoro, e le loro speranze,  verso località ove l’energia costerà di meno e sarà di più certa e continua erogazione? Anche a questo punto un’ osservazione estemporanea: In Gran Bretagna, in Francia e in Svizzera le cucine e buona parte del riscaldamento sono elettrici, non a gas o gasolio. Prepariamoci ad affrontare il prosieguo dell’attuale crisi economica con l’aumento delle bollette di luce, gas e del costo della benzina almeno fino al 2020 (Se la preventivata costruzione di centrali nucleari non sarà fermata strada facendo con enorme dispendio di tecnologia e di denaro!)

D)     Mi torna alla memoria quanto scrisse dieci anni fa Umberto Colombo , fisico esperto di energia  e già presidente del Cnen  ed ex ministro della ricerca scientifica col governo Ciampi , in un suo libretto  (Energia, Storia e scenari, Donzelli editore, Roma, 2000, intr. pag. XIII )  e che qui di seguito riporto: “Gli effetti di un aumento consistente del consumo di fonti fossili di energia potrebbero essere drammatici: diminuzione della produzione agroalimentare, innalzamento del livello del mare con gravissimi danni all’economia  delle aree costiere , insufficiente disponibilità di acqua dolce, necessaria alla vita dell’uomo e alle attività produttive. Di qui l’esigenza di agire sul mix delle fonti energetiche puntando su quelle non fossili: le energie rinnovabili e l’energia nucleare, pur con tutti i problemi e i condizionamenti che il ricorso a quest’ultima fonte comporta. Simultaneamente, si pone la necessità di favorire la de materializzazione, con i risparmi energetici che prevede, e di estenderla al Terzo Mondo, puntando su un forte e accelerato cambiamento di direzione del modello di sviluppo che finora ha caratterizzato la storia dell’umanità. Sulla carta esiste la possibilità di dare luogo ad una evoluzione “virtuosa” del modello di sviluppo; questo implica però non solo uno sforzo gigantesco di riorientamento della ricerca scientifica e tecnologica e degli investimenti, ma anche un vero e proprio cambiamento culturale, che porti all’assunzione, da parte di ciascuno, di responsabilità e doveri che vanno ben oltre quelli oggi accettati come normali. Responsabilità ad un tempo globali e intergenerazionali, ossia tali da privilegiare la riduzione dei divari  (eticamente inaccettabili già da oggi, ma di fatto ancora crescenti) fra paesi ricchi e paesi poveri, e l’attenzione di ciascuno alla sostenibilità dello sviluppo che comporta la presa di coscienza che  nel soddisfare i bisogni di oggi non si deve precludere la capacità delle generazioni future di soddisfare i bisogni di domani “. E’ chiaro il discorso del prof. Colombo: L’umanità ha fatto progressi ove ci sono state le fonti di energia  e ricchezza;   popoli che hanno avuto i modi o la forza di accaparrarsi i luoghi ove queste si trovavano sono diventati ricchi e potenti a spese di altri. Le società umane nascevano, crescevano, scomparivano in relazione alle ricchezze possedute. Il mondo, forse, non potrà andare avanti in eterno basandosi sui vecchi equilibri. Forse sarebbe più preciso dire sui vecchi squilibri! Questa è la nostra speranza.

25 luglio 2010

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