Elogio della vergogna

 

Elogio alla vergogna

Mi chiedo se è possibile o quantomeno probabile che la vergogna morale torni ad essere un’emozione importante per la costruzione della stessa identità dei singoli. Colui che prova quest’effetto emotivo guarda in basso, oppure lontano, comunque oltre le spalle dell’interlocutore, arrossisce. La vergogna è un’emozione intrinsecamente sociale e relazionale, si prova vergogna davanti ad un pubblico che ci guarda, ci giudica. Gli psicologi concordano con la tesi che tale emozione funziona non solo come fattore di isolamento, ma anche come elemento decisivo di costruzione della propria identità in rapporto con gli altri, in rapporto al gruppo sociale. Attualmente tutto è pervaso dalla “cultura del narcisismo” da cui deriva la spudoratezza che quotidianamente si vive.

La maggior vergogna oggi che ci è dato di provare è la vergogna di non aver successo, di non essere notati, la terribile vergogna di essere nessuno. La barriera del pudore si è pericolosamente abbassata, non ci si scandalizza più di nulla.

Nella scena politica abbiamo perso la nostra identità di cittadini, di membri attivi di una collettività, per diventare solo consumatori ed elementi anonimi di rilevamento statistico continuo, non ci si sente più coinvolti e appartenenti ad un contesto, ad un gruppo, allora . . . ci si può vergognare del proprio Paese solo se ci si riconosce in esso. Tale frantumazione delle identità individuali ha eroso le basi della vergogna!

Negli ultimi tempi, la vergogna è tornata in modo evidente sulla scena. La vergogna che si prova di fronte al degrado del paese, la vergogna verso un Presidente del consiglio dall’immoralità esponenziale, la vergogna verso l’ingiustizia continua e reiterata. Qualcosa che non riguarda la maggioranza del Paese ma solo una esigua minoranza. La vergogna . . .dovrebbe tornare ad essere un fattore importante della nostra identità, dovrebbe ricominciare ad essere un valore, dovremmo ricominciare a provare imbarazzo e disagio di fronte a comportamenti pubblici che infrangono delle regole collettive.                                                                                                                                                          Paola Polimeno

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