Giustizia oggi

Spesso mi trovo ad inseguire i miei pensieri su cosa sia la giustizia oggi. Mi viene subito da collegare i tribunali di oggi a quei templi pagani dell’antichità nei quali cittadini inermi o belle fanciulle erano portati, in catene o adornati di ghirlande e serti di fiori,  presso l’ara del dio per essere sacrificati in suo onore nel corso di particolari riti.

Certamente il viaggio verso quei templi, per dannati e prescelti, non era gradito né tanto meno desiderato pur se tutti erano convinti che la comunità della quale facevano parte ne avrebbe tratto vantaggio.  A volte questi “doni umani” erano sottratti al sacrificio dall’eroe mitologico prontamente intervenuto che, contro tutti e contro tutto, li strappava al sacrificio e li restituiva ad una esistenza  felice e dignitosa. Molto tempo è trascorso d’allora ma, vero o falso che sia il mio pensiero, mi sembra che riti del genere, pur se sotto mutate spoglie, vengano riproposti ai nostri giorni. E penso: perché la gente, comune e non comune, si accanisce e inveisce contro i colpevoli o parteggia per i presunti innocenti in modo così viscerale ed intenso stando attaccata alla TV o leggendo la cronaca dei giornali relativa alle fraudolente trame di ex illustri benemeriti della società? Perché si divide sempre, e con tagli netti, tra colpevolisti ed innocentisti? Perché tanti sondaggi d’opinione in merito? Come mai, a fronte ad attività delittuose che sembrano accertate, c’è sempre l’innocentista? E perché avviene anche il contrario ed una opinione pubblica innocentista cozza con sentenze di colpevolezza? Perché la giustizia oggi è così rituale? Perché è diventata spettacolo  quasi “religioso” da dare a piene mani al popolo  e che peste lo colga se osa discuterla?

Al mondo di oggi è tanto difficile porre mano ai codici e togliere “il troppo e il vano”, come fece il dantesco Giustiniano, che riordinò il diritto romano  liberando i  codici da ciò che più non serviva ed integrandoli, invece, con ciò che era utile e necessario ad una corretta e serena convivenza civile? Se la società cambia e cambia il modo di sentire perché le norme stentano ad adeguarsi  alle nuove realtà, al nuovo sentire, al nuovo pensare?  A chi giova rimanere abbarbicato al vecchio?

All’epoca del computer, delle recenti scoperte scientifiche e tecnologiche nel settore delle telecomunicazioni, della possibilità di avere, per tutti, un tracciato aggiornato delle proprie attività, dei propri impegni, delle proprie azioni quotidiane (e notturne, anche) di ciascuno di noi, quali sono le cause che allungano oltre ogni verosimile ipotesi i processi che,  ancor prima della sentenza definitiva, portano alla distruzione della dignità della persona umana, sia in caso di colpevolezza che di innocenza?  Quanta ipocrisia e indifferenza c’è in merito a questo problema!  Si protesta contro la pena di morte e in altri casi  viene meno anche la carità cristiana nei riguardi di chi, dopo anni ed anni di processi, risulta innocente e se nel frattempo non si è suicidato. E’ cosa seria e giusta e di vitale importanza per ogni società civile, assicurare alla patrie galere i colpevoli, ma a fronte ad errori, temporeggiamenti, sospensione di giudizi, o altre diavolerie del genere,  il cittadino comune rimane smarrito e mostra certamente grande maturità sociale se alla fine, non riuscendo a seguire gli alti e bassi dei processi, diventa garantista al cento per cento e non colpevolista. E questo può avvenire anche  per i processi ad arte allungati oltre misura.

All’Italia occorrono processi brevi, personale qualificato ed autorevole in grado di istruirli e risolverli in tempi accettabili,  norme di riferimento (cioè leggi)n che facciano piazza pulita di ciò che è vecchio o fuori tempo, tenendo conto dell’evolversi della necessità di adeguare le norme al vivere civile attuale. Uomini probi ed al di sopra di ogni sospetto,  uomini di legge e di cultura e comuni cittadini potrebbero porre mano ad una revisione periodica dei codici  e delle procedure per non fare rimanere la giustizia lontana dalla vita. Il giusto e l’ingiusto non possono essere definiti col riferimento a norme sorpassate e lontane dal comune sentire. Da ciò gli errori e le incomprensioni.

Se i legislatori, ma non i giudici, si badi bene, prendessero per tempo in esame l’evolversi  della società, dei suoi ideali, dei suoi costumi e promulgassero tempestivamente le relative regole  il numero dei reati difficili da giudicare credo si ridurrebbe notevolmente, inclusi, s’intende, quelli che hanno una qualche relazione con la gestione della cosa pubblica. Un mio caro ed attempato amico, serio e retto amministratore della cosa pubblica, a me giovinetto, già convinto sostenitore di determinata ideologia di sinistra, spesso, in tono paterno, mi diceva : “i bravi politici hanno sempre una pagina in bianco sulla quale scrivono ciò che vogliono ” . Era un modo che terra terra esprimeva la concezione dell’esaltazione idealistica dell’individuo, che a me piaceva tanto perché poneva in risalto la capacità di fare dell’uomo, ma che non seguivo perché mi sembrava egoistica ed accentratrice per lasciare “i molti” al di fuori delle decisioni che pur li riguardavano. All’amico riconoscevo la solerzia equilibrata e responsabile, l’innata umanità, la cura scrupolosa nel gestire la cosa pubblica ma lo sentivo lontano. Se pensava solo al fare subito e bene, se per raggiungere l’obbiettivo aggirava le norme,  se per avere il consenso di una  parte dimenticava le esigenze degli altri, se finalizzava la politica al meglio (al suo meglio ) cosa dovevano aspettarsi gli altri? Una ”pagina bianca”  così impostata avrebbe condotto chiunque fuori dalla seria e retta amministrazione della cosa pubblica e, di conseguenza, fuori dal giusto operare per la “res pubblica”.

Ecco allora la conclusione del discorso tanto acceso e infuocato di questi tempi: i politici decidano ciò che si può fare e ciò che non si può fare e sottopongano  periodicamente  il loro operato al giudizio del Popolo sovrano che li ha eletti; i giudici non forzino l’attività legislativa dei rappresentanti del popolo e si astengano da giudizi di valore quando decidono

2 comments to Giustizia oggi

  • Luigi Melissano

    Direi che il principio della separazione dei poteri definito da Montesquieu è ancora il cardine dello stato di diritto e che, in genere, chi esercita una qualche forma di potere prima o poi è portato ad abusarne. Anch’io penso che è meglio non lasciare pagine bianche nella propria vita. Un conto è la flessibilità, la possibilità di ricredersi, altro l’arbitrio, anche a fin di bene. Come diceva O. Wilde: le strade dell’inferno sono lastricate delle migliori intenzioni.

  • Caro Luigi, il tuo commento è prova di atteggiamento sensibile e interessato alle questioni, ma resta generico e superficiale. La società italiana, e in particolare quella meno fornita di beni della fortuna, soffre, più degli altri, se un innocente va dentro e un mascalzone resta fuori; soffre per la spocchia di chi crede di avere carta bianca su tutto e su tutti, soffre di più se ha una malattia,così come soffre anche a causa di chi batte sempre la fiacca. IL tempo prezioso glielo ruba chi nei pubblici uffici lo attende per il regalino nella borsa, così come i pubblici funzionari, indolenti e sonnacchiosi, lo maltrattano lasciandolo senza risposte. La società soffre perchè oggi è giusto ciò che è utile, è falso ciò che non piace sentire, è fuori moda la persona che è seria e coerente. Queste son cose che dovrebbero essere all’attenzione della sinistra, ma molti hanno perso la strada e, a tempo debito, prenderanno “fischi per fiaschi”. Saluti cari

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