Le vie della politica: ieri ed oggi-

La politica oggi, oggi, va a ruota libera e vaga senza stelle polari. Non riceve
più la forza delle idee e procede senza
sapere dove portino i progetti strombazzati di qua e di là. E’ compito di tutti
trovare un meccanismo attraverso il
quale le idee possano circolare senza
condizionamenti ed i governanti possano adeguatamente operare per rispondere alle
mutate esigenze della società.

Credo sia superato il tempo di assumere come
parametro principale di riferimento il
progresso della tecnica, lo sviluppo industriale, l’estendersi dei commerci , la
formazione del capitale e la secca divisione della gente del pianeta tra
proletari e capitalisti, tra servi e padroni. Comunismo proletario e liberismo borghese,
tanto per semplificare, sono stati i movimenti politici di un passato ormai remoto che spesso ha visto nascere e morire, nel giro di qualche decennio, derive totalitarie e antidemocratiche.

Sono state necessarie due cruente guerre mondiali
per cambiare le cose: la prima,
per accreditare sistemi di governo totalitari, la seconda per screditarli completamente
con la sconfitta bellica e avviare il superamento
del modo di governare attuato in certe
parti del mondo, Italia compresa. I
proletari non erano stati “i sotterratori della borghesia” ma questa nemmeno si era generalizzata e moltiplicata
nelle forze di produzione come era nelle sue intenzioni; gli uomini della Provvidenza o dell’Assoluto
erano diventati la guida dei popoli e dell’intero pianeta solo per poco tempo. Certamente non erano mancati, in quegli anni di oscurantismo e di
sostanziale disprezzo per le minoranze, richiami illuminati al rispetto
dell’individuo, all’applicazione della democrazia vera e ad un capitalismo solidale;
ma erano state voci nel deserto e spesso
e chi ci credeva era messo in catene o condannato come sovversivo
o eliminato fisicamente se, nella più fortunata delle ipotesi, non veniva emarginato
e lasciato in vita per fare da fiore
all’occhiello ai despoti di turno e per attestare, fraudolentemente, la
democraticità dei regimi.

Erano tempi duri nei quali il diritto e la
giustizia stavano tutto da una parte e gli obblighi e le colpe tutti
dall’altra.

Con il passaggio alla Repubblica e la promulgazione della Costituzione, l’Italia
sembrava fosse uscita definitivamente da tale situazione ma dopo cinquanta anni
di faticoso cammino verso una democrazia compiuta, si è affermato sempre più un processo di
involuzione democratica e che, come le
vicende degli ultimi venti anni hanno dimostrato, sembra organizzato scientificamente
e concordemente da forze disgregatrici tese a condurre il paese verso la distruzione di quella sana ragione che
pure aveva dato segni di capacità governativa e di rettitudine amministrativa.

E’ difficile orientarsi nel mare magnum dei “faccioni sorridenti ed ammiccanti”: a
me son sempre sembrati “belli senza anima”, senza idee chiare e distinte, portatori di progettualità
fumose e indecifrabili. Sentire parlare ora di bandiere unite , con interessi contrastanti e unite solo ed
elusivamente per raggiungere traguardi
intermedi o temporanei, mi fa subito pensare alle vecchie unità tra
socialisti e comunisti, tra democrazia cristiana e gruppi del centro, alle
convergenze parallele, agli equilibri più avanzati, ecc. che almeno, quando giungevano alla rottura degli accordi,
lo facevano dopo aver cercato di conseguire in comune di certi obbiettivi.

Queste moderne unità di bandiere alle rotture giungeranno,
come esperienza dimostra, per ottenere una meglio remunerata posizione in giunta o
in consiglio con relative maggiori
prebende. Sembra tutto un gioco lento, chiuso, di prestigio e di equilibrio ove
i politici sembrano muoversi su un palcoscenico ed interpretano, di volta in
volta, parti che il caso, e non la convinzione, affida loro; l’obbiettivo è
rimanere comunque a galla. E’ “strappa e vinci”, che al pari del “senza se e
senza ma” o del “mosca cieca” può
portare alla distruzione della democrazia già fortemente minata dall’attuale
sistema elettorale che ha ridotto il votare al segno di una semplice croce un simbolo qualunque.

Per eliminare la possibilità di questi pasticci, a quando un referendum per
abrogare l’attuale sistema elettorale?
Perché l’UNIONE DELLE
BANDIERE non si adopera nel Parlamento,
per emanare una nuova legge elettorale che restituisca a tutti noi, pur nel rispetto
di un sistema bipartitico, la possibilità di scegliere i nostri rappresentanti?
Le vicende degli ultimi venti anni non hanno insegnato niente? Almeno conserviamo tutti la speranza per un
futuro migliore.

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