Egualitarismo e meritocrazia nella scuola

Da qualche anno un acceso dibattito ravviva l’inizio dell’attività scolastica. L’educazione sembra essere al centro dei pensieri di docenti, dirigenti, genitori ed alunni interessati al proprio destino ma è anche nelle intenzioni e nell’impegno politico di Deputati e Senatori come in quello scientifico di emeriti studiosi . Purtroppo, sulle strade da percorrere ed i risultati da conseguire, la scuola italiana soffre per la mancanza di obiettivi condivisi e di metodologie certe e sicure.
Da qualche tempo da noi, in Italia, ma anche nel resto del mondo c’è, tanto per farla breve, un PRIMO GRUPPO che si sofferma sui processi di apprendimento della singola persona umana ritenendo doveroso riconoscere a ciascuno i meriti e le qualità specifiche in rapportato alla capacità di contribuire alla evoluzione della società; un SECONDO GRUPPO , invece, propende per la positiva valutazione dei processi di adattamento alle situazioni sociali ed economiche precostituite e considera i singoli individui funzionali al progresso delle società in atto. Per cercar d’essere ancora più chiari si può dire che per il PRIMO GRUPPO ogni individuo concorre affinché tutta la società sia da lui stesso definita e determinata; per il SECONDO GRUPPO è la società che determina e definisce le persone che possono darle un contributo valido.
Ragionando di conseguenza nel primo caso si ritiene che l’attività dell’educare debba valorizzare e tener di conto delle qualità e delle diversità individuali di apprendere, sentire e ragionare della persona umana alla quale assegnare il merito e la capacità di far progredire l’umanità o di farla uscire sana e salva dai momenti ricorrenti di crisi. E’ stata questa una posizione accolta, quando più e quando meno, in quasi tutte le epoche passate, dalla Civiltà classica al Cristianesimo ed altre grandi religioni, dal Rinascimento al razionalismo illuminista, dall’ Idealismo al Risorgimento e, in genere, da buona parte di tutto il mondo occidentale sino agli anni sessanta del secolo da poco trascorso. Ai giorni nostri, invece, per una ripresa in forze del liberalismo economico, ogni azione umana è presa in considerazione in riferimento alla utilità che ciascuno ha nel processo di produzione dei profitti che sono considerati la principale ed unica ragione dell’operare collettivo. Nella scala dei valori, il bene è stato scavalcato dall’utile ed a quest’ultimo ogni attività umana fa riferimento.
Se il sistema scolastico italiano abbandonerà la strada della gestione debole e democratica per una scelta meritocratica a tutto campo –valorizzando i migliori e scartando i peggiori-, in quale modo si rapporterà con i problemi dell’accoglienza e dell’inclusione dei meno dotati, di chi dissente e via dicendo?
Se le nuove tendenze “meritocratiche” e gli orizzonti formativi delle Nazioni Unite o Confederate sembra procedano nel senso di far coincidere gli interessi e scopi delle economie globali con quelli dell’individuo, la verità è un’altra. L’uomo di oggi grazie alle geniali realizzazioni di Bill Gates, potrà apprendere tutto dalla tecnologia ma se la scuola eliminerà dal suo insegnamento, come lo stesso Gates ritiene possibile, le arti, le lettere, la filosofia, le scienze e la religione l’umanità tornerà nelle barbarie degli albori della civiltà. Tornando sul terreno della pratica educativa quotidiana, si può dire che la scuola pubblica è stata sempre in arretrato rispetto alle esigenze del progresso tecnico e dalla evoluzione sociale. Lo iato finiva col porre in dubbio la necessità stessa dell’istituzione. Chi poteva ricorreva al privato, più pronto a rispondere alle richieste del momento. I giovani, alla fine degli studi nelle scuole pubbliche, centralisticamente gestite, si accorgevano che spesso non avevano, come si dice qui da noi, “né arte né parte” perché non erano pronti ad affrontare gli impegni di lavoro richiesti dal mercato né avevano “le spinte” (leggi raccomandazioni) che il privato ha da sempre riservato ai suoi clienti. Ma se la scuola pubblica, andava perdendo, giorno dopo giorno, il suo ruolo a vantaggio del privato che si infilava in maniera accorta, ma silenziosa, in tutti i settori vitali a vantaggio di coloro che potevano pagare per averli, lo stesso processo avveniva, e avviene, in altri gangli centrali della Pubblica Amministrazione. Si pensi agli ospedali poco attrezzati, che restano ai poveri perché i ricchi vanno nelle attrezzatissime cliniche private, ai trasporti statali che, per i debiti contratti da cattive gestioni, sono concessi a società private, compagnie aeree statali rilevate da privati che rinnovano e traggono profitti da capogiro, e via dicendo.
E allora, se il problema della scuola pubblica, era ed è l’assenza di strumenti e criteri per valorizzare adeguatamente il merito e stigmatizzare il demerito di alunni, docenti , personale dei servizi e dirigenti, perché non applicare almeno parte delle scelte gestionali delle imprese private? Perché i Ministri della Pubblica Istruzione trovano tanti ostacoli nel rinnovare strutture, sistemi di valutazione, programmi e si perdono nei meandri del “politichese” che annullano oggi quello che si è detto ieri? Abbiamo avuto, in Italia, o una scuola pubblica senza docenti e senza personale ma con tanti alunni, oppure una scuola con tanti docenti e tanto personale, ma senza alunni, scuole senza edifici ed edifici scolastici vuoti. Solo per propaganda la scuola è stata considerata un settore importante. E’ sempre stata, un serbatoio clientelare del potere politico: con concorsi espletati quando non erano necessari e con un precariato in continua attesa; con interessi contrari e vincenti per non farla diventare mai competitiva, funzionale e oggetto di stima.
Ora si inalbera una nuova bandiera: il ritorno al merito, ad una formazione di persone funzionale ad una ideologia economica e di mercato. Ora c’è un’anima nelle proposte di riforma delle scuola ma sinceramente non è quell’anima che avevamo sperato ( vedi in proposito le note dell’autore: Bella senz’anima, in :Rassegna amministrativa della scuola, Edizioni romane, N.7-8 luglio 1997 e La riforma scolastica alla ricerca dell’anima in:Scuola e amministrazione, Carra Editrice, Casarano, N 7, marzo 2002 ed altre riviste ) Ammesso che il progetto,strombazzato ai quattro venti all’inizio di questa legislatura, veda la luce alla fine della stessa, ci sarà detto come difenderemo le generazioni future da un flop del globalismo? E quali “uomini” darà la scuola alla società futura? Quali docenti avrà? Su quali saperi sarà basata? Quale patrimonio culturale nazionale salverà? Come intenderà competere con i percorsi della formazione privata? Avrà le risorse economiche per richiamare al suo interno persone capaci?
A me sembra che a tutt’oggi, nei progetti di riforma della scuola, continui a mancare tutto questo e mi preoccupano le scelte basate solo sui “meriti” . Chi a scuola non conseguirà certi meriti da altri fissati che fine farà? Finirà nella spazzatura? Sarà persuaso a recarsi in una clinica per ottenere una fine indolore? Prenderà un barcone ed andrà alla ricerca di lidi più ospitali? Torneranno, in considerazione dei progressi scientifici, in azione forni molto più efficaci ed efficienti di quelli utilizzati in un recente passato? Partirà forse dalla scuola la pratica di licenziare il personale non meritevole quando nel rimanente mondo del lavoro i licenziamenti continueranno ad essere un vero e proprio tabù? E la giustizia, quasi sempre benevola verso i lavoratori, diventerà di colpo più severa nei riguardi dei lavoratori della scuola?

3 comments to Egualitarismo e meritocrazia nella scuola

  • A breve saranno inseriti gli articoli citati pubblicati ne 1997 e 2002

  • Paola

    Caro professore, tra l’altro ha scritto
    “nella scala dei valori, il bene è stato scavalcato dall’utile ed a quest’ultimo ogni attività umana fa riferimento” condivido totalmente.
    In verità ogni volta che ho sentito parlare di meritocrazia nella scuola ho fatto sempre riferimento al personale che in essa lavora, mai alle risorse umane che fanno la scuola: gli alunni.
    Quello della meritocrazia è una “politica” portata avanti da un governo che più di ogni altro ha avuto come vessillo l’utilitarismo, la competizione, l’esclusione dei più deboli (coincidenti con i non raccomandati, con i non – bocconiani, con i non – cellini).
    Meritocrazia, sul dizionario di Encarta vi è la seguente definizione: “Concezione per cui ogni riconoscimento è esclusivamente commisurato al merito individuale”.
    Il merito, quale è lo strumento di misurazione? Come è possibile affermare che uno studente merita di più di un altro? A cosa conduce la concezione di ogni riconoscimento al più meritevole?
    La meritocrazia entra in collisione con la scuola che dovrebbe essere luogo “di inclusione per tutti”. I ragazzi con delle difficoltà non saranno mai meritevoli . . . mentre eminenti studiosi, medici, ricercatori collezionano teorie e metodi per orientare verso una educazione inclusiva dopo aver analizzato modelli bio-fisici-sociali di disabilità, studiano e sperimentano strategie educative per far emergere le potenzialità che ogni individuo possiede, in Italia si continua a parlare di meritocrazia, forse bisognerebbe riguardare tutti i nostri valori, ammesso che ne abbiamo ancora qualcuno…

  • Cara Paola,
    un illustre cattedratico di mia conoscenza, tanti tanti anni fa al posto della parola “raccomandati” usava, col suo fare da tecnocrate, l’espressione “detentori di capitale sociale” . Forse non era a conoscenza per quali strade certo “capitale sociale” era acquisibile o spendibile e perciò lo giustificava. Chissà se oggi per l’acquisto del “capitale sociale” pensi ancora che tutto faccia brodo e sia da tenere di conto per avere successo nella vita.
    Quanto vorrei che leggesse questo mio commento! Ciao

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