La riforma senz’anima del Ministro Berlinguer

Il 30/5/97, l’On Berlinguer, allora Ministro della pubblica istruzione, dopo intenso impegno preparatorio, presentava al Consiglio dei Ministri, un disegno di legge su: “La riforma dei cicli scolastici” . Dopo un’attenta lettura di quanto proposto dal Ministro, esternai le mie impressioni di Preside nell’articolo che qui di seguito riporto integralmente e che pubblicai sul n°7/8 del luglio-agosto del 1997 de “Rassegna amministrativa della scuola, Mensile di legislazione e problemi scolastici”,Edizioni romane,Roma, pgg. 39-40 ed anche su altre riviste. Il disegno di legge, dopo assemblee, convegni e riunioni in tutt’Italia non ebbe felice sorte, decadde e fu causa di crisi di governo e dimissioni del ministro.
Testo integrale dell’articolo
Da qualche mese il Ministro della pubblica istruzione ha diffuso una bozza per il riordino dei cicli scolastici riconoscendo che, trattandosi di temi complessi, prima della presentazione dei provvedimenti legislativi, era necessario un approfondito riscontro.
Non metto in discussione le buone intenzioni del Ministro che, come i suoi immediati predecessori, cerca il consenso su temi di rilevante interesse sociale ma mi sorge ancora una voltail dubbio che alle parole non seguano i fatti.
E’ vero che la scuola italiana è malata, è vero che va curata, ma non è vero che tutto sia da buttare e che bisogna per forza iniziare “ab imis”. Si rischia, con questo modo di fare, di sfuggire al problema e di rinviare a chissà quando la soluzione dei tanti urgenti problemi da anni sul tappeto e da sempre delusi. Non sarebbe stato forse già più opportuno puntare a riformare la secondaria e lasciare per qualche tempo in pace il ciclo dell’obbligo salvo ad estenderlo per altri due anni?
Mi vien subito da chiedere: ma la scuola materna e la scuola elementare sono proprio tanto mal messe, dopo le riforme degli anni scorsi, da essere cancellate o rifondate? La scuola media, sulla quale in precedenza tanto ci si è accaniti con iniziative innovatrici, molte delle quali di indubbio valore pedagogico e didattico, deve proprio sparire del tutto senza lasciare traccia di sé, disperdendo un cospicuo patrimonio di idee ed esperienze?
In proposito, a mio avviso, bastava qualche mini provvedimento innovativo per avviare l’unificazione dei due cicli scolastici di base e creare il ciclo primario dotato di continuità educativa e di metodologia uniforme. Un’accelerazione al processo di razionalizzazione in verticale del settore poteva essere una soluzione a portata di mano e immediatamente attuabile e si poteva, nel contempo, rendere obbligatoria la frequenza a partire dal quinto anno di età ed il gioco era fatto. Si è preferito, invece, rendere obbligatorio l’ultimo anno della scuola primaria (che splendida invenzione per dare spazio – ope legis –alle scuole materne private ) per ingrbugliare ancora di più le cose e creare un elemento di discontinuità nel momento in cui un alunno, proveniente da una scuola materna, sarebbe entrato nel ciclo primario.
Riguardo all’orientamento, il Ministro ha mai pensato che una flessibilità dei curriculi della scuola media avrebbe potuto dare agli alunni molti elementi utili per le scelte future magari da rafforzare e confermare nel biennio della secondaria? Ma perché, invece di prestare tanta attenzione all’architettura esterna del sistema italiano, non ha pensato su quelle che sono le carenze che, dall’interno, tengono il sistema formativi italiano ingessato incapace di muoversi con agilità e disinvoltura per venire incontro alle esigenze dell’utenza? Che senso ha cambiare la casa quando che deve abitarla continua, per colpa sua o di altri, a rimanere legato a vecchi modelli?
Fuor di metafora se non si affronta con coraggio il problema della funzione docente in relazione alla formazione dello stesso ( es. laurea per i maestri e seria conversione o aggiornamento per gli altri) e se, di concerto, non si mette in discussione il vecchio sistema delle cattedre liberandolo da vincoli e schemi fissati e non si abbandona il sistema di insegnamento per classi, la scuola italiana non farà mai quel salto di qualità tanto atteso.
La scuola di secondo grado che, per unanime convincimento, è il segmento che ha maggiore urgenza di sistemazione essendo rimasta tale e quale a quella di cinquant’anni fa, doveva essere riformata subito, dall’interno e senza esitazioni, rinviando a tempi migliori tutto il resto. Si potevano, per esempio, rivedere i curricoli consentendo alle autonomie scolastiche una certa percentuale di ore opzionali anche ai fini delle applicazioni lavorative; si potevano modificare immediatamente gli esami di maturità, si potevano modificare senza tergiversare tutte quelle normi che favoriscono i diplomifici a scapito delle scuole serie; si potevano impedire tutte le ipocrisie che minano il regolare funzionamento di ogni istituzione scolastica ( come l’ora di 5° minuti, i 200 giorni di lezione, l’impunibilità delle astensioni degli alunni per “sciopero”, i tempi di funzionamento degli OO.CC, l’uguaglianza retributiva per tutti – impegnati e disimpegnati -, il “debito formativo” che non si onora ed il “credito formativo” che non si riconosce; si potevano finalizzare le risorse per l’aggiornamento alle nuove competenze che saranno richieste ai docenti da una scuola rinnovata; si poteva prevedere una corsia riservata per l’edilizia scolastica; si poteva unificare la gestione del personale ATA; si potevano rivedere le funzioni degli OO.CC. evitando lungaggini ed inutili sovrapposizioni di competenze;si poteva definire la responsabilità del dirigente scolasticoe tante altre cose
La bozza Berlinguer, sveste e riveste il sistema formativo, si èpreoccupa del corpo ma trascura l’anima, l’essere del sistema stesso. A volte una donna, come dice la canzone dalla quale ho tratto sunto per questa mia nota, può essere bellissima ma valere poco, per l’amante, se non ha un’anima. Ecco, in questa situazione sembra di trovarmi! Amo la scuola, apprezzo gli sforzi che si fanno per migliorarla, ma ora il mio Ministromi presenta qualcosa “senz’anima”, una struttura senza arredo e non mi dice cosa ha intenzione di metterci dentro.
Lo stesso Ministro riconosce che è necessario coniugare la quantità delle nozioni con la qualità, che bisogna passare dalla scuola dell’apprendimento a quella della capacità di provvedimento, da una scuola burocratizzata ad una scuola autonoma, da una scuola dell’ascolto e del solo pensare ad una scuola anche del fare. Sostiene ancora che bisogna valorizzare le situazioni di eccellenza e supportare quelle di disagio personalizzando i percorsi educativi, che occorre elevare l’obbligo scolastico, che bisogna rafforzare la formazione professionale ed avere consapevolezza delle riforma umane.
Dice anche ol Ministro: Si è consolidato il convincimentoche il solo ridisegno istituzionale non è sufficiente e che occorre preliminarmente dare risposte di qualità ad alcuni quesiti”. D’accordissimo. E allora, caro Ministro, in attesa che la nuova casa venga costruita, perchè nella vecchia non incominciamo a preparare quegli arredi che poi troveremo belli e pronti al momento del trasloco e sui quali siamo tutti d’accordo.
Giulio Cesare Viva 2/12/2011

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