Cultura e scuola: lo strappo necessario

SCUOLA E
CULTURA: LO STRAPPO NECESSARIO

 

Un intenso ed intricato dibattito
coinvolge,  da qualche anno, tutti coloro
che hanno a cuore la formazione dei giovani e questo sito,  senza presunzione alcuna,  ma con l’esperienza dei cinquanta e passa anni
di chi ha operato a tutti i livelli ed  in prima persona nella scuola, cerca di
comunicare liberamente  le proprie
convinzioni in merito alla questione sperando che altrettanto liberamente
possano essere accettate o respinte. Usando  semplici racconti di vita vissuta si dice  come bisognerebbe muoversi, nell’espletamento
della propria attività didattica,  per
ottenere  risultati buoni e duraturi
nella convinzione che quando l’alunno vede nel docente un esempio da seguire o
un amico sul quale poter sempre contare a lui si rivolge come ad una fonte alla
quale dissetarsi quando ne ha voglia. Le cose cambiano se deve sorbire da un
bicchiere qualche bevanda che  non gli
piace.  

 

L’editoriale dell’amico prof.
Giuseppe Pace, postato l’altro giorno su questo stesso sito ed al quale rimando
per utile informazione, ha messo in evidenza i “numeri” su un argomento di
grande attualità: le competenze digitali degli scolari italiani in rapporto a
quelle degli scolari di altre nazioni. I dati riportati sembrano attestare, né
c’è motivo di dubitare, una certa inferiorità del sistema scolastico italiano
ed un certo analfabetismo degli over 45 nei riguardi del digitale.
L’amministrazione periferica in Italia contrasta l’innovazione digitale
promossa dalle amministrazioni centrali perché, soprattutto nella scuola di
oggi, c’è chi continua a ritenere la cultura classica, dalla quale ha tratto
nutrimento, ed anche buon nutrimento, come la “vera cultura possibile”.  Non comprende la situazione della scuola di
oggi che, ferma da decenni, ha bisogno di forti  strappi per adeguarsi alla evoluzione
della società e rendersi utile alle persone. ( Si legga in proposito :
“Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare” di Paola
Mastrocola, ed. Guanda, Parma, febbraio 2011).Per ottenere risultati buoni e
duraturi dai propri alunni ogni  scuola
non deve dare contenuti non graditi, datati
o non desiderati, ma deve fornire conoscenze spendibili perché  rispondenti alle necessità della vita. Perché
questo avvenga, necessitano docenti  che
credono in ciò che fanno, che non resistano e non si oppongano alle innovazioni
se sono costretti ad allontanarsi dal loro sapere. Un buon medico, laureatosi
con il massimo dei voti, ben presto perderà il suo valore, se al posto del
bisturi non riuscirà (o non vorrà) apprendere l’uso del laser per i suoi
interventi chirurgici o per affrontare le nuove patologie, inesistenti o
sconosciute al momento della laurea. Nessun paziente lo cercherà più.  Così
nessun alunno cercherà i docenti o la scuola che non gli
garantiscano  una professionalità ed un
saper fare spendibile nella società in cui si troverà a vivere.           

 

 

 

 

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