Questione meridionale e questione settentrionale

L’ITALIA DEL NOSTRO TEMPO TRA QUESTIONE MERIDIONALE E SETTENTRIONALE

(di Giuseppe PACE)


La Questione Meridionale è nota a molti “provveduti”(termine usato da E. De Filippo per appellare le persone colte o istruite) meridionali, un po’ meno a quelli settentrionali. La Questione Meridionale viene descritta con due diversi punti di vista storici. Il primo è quello del meridionalismo piagnone, tanto caro anche a Pino Aprile nel suo libro Terroni: le colpe dell’arretratezza del sud e dei meridionali sono tutte del settentrione e dei settentrionali, cominciando dall’occupazione, senza dichiarazione di guerra ai Borboni del Regno di Napoli da parte dei Savoia del Regno di Piemonte con l’aiuto dei volontari di Garibaldi. Tali merdionalisti inneggiano ai briganti del centro-sud tra il 1862 al 1877, molti erano finanziati dai Borboni per ritornare a governare il loro regno poco illuminato dall’economia del secolo dei lumi e primo 1800. Nei briganti vengono visti i poveri partigiani vessati dalle tasse piemontesi e dalle regole nordiste, indigeste al sud. Insomma sembra esserci un inno al ribellismo e non a caso vengono letti e condivisi dai leghisti del settentrione. Altri meridionalisti, invece, come C. Maranelli, B. Finocchiaro, F. Compagna, ecc., vedono i ritardi notevoli nello sviluppo del meridione, causati soprattutto dai politici del sud che hanno una visione miope o legati troppo al carro nordista più meccanizzato e più veloce in Europa. Questi studiosi vedono nel sud stesso la possibilità di riscatto facendo leva sulle proprie risorse territoriali e culturali. Il sociologo Ferrarotti rileva che il meridione, dopo la caduta dell’impero romano, è rimasto attardato nello sviluppo rispetto al settentrione. La Questione Settentrionale spicca negli ultimi 3 decenni sia come l’Italia a 2 velocità che a 20 velocità quante sono le sue regioni. Molti studiosi settentrionali, vedono nel federalismo fiscale regionale e comunale la soluzione della questione di eccesso di tassazione al settentrione ed eccesso di spreco dello Stato unitario a favore del meridione. La questione settentrionale nasce dunque da uno squilibrio territoriale del saldo tra spese ed entrate. Il Meridione, pur con una spesa inferiore a quella del Centro-Nord, riceve dal bilancio pubblico più di quanto dà attraverso il prelievo tributario. Ciò è dedotto dal calcolo dei cosiddetti residui fiscali, la differenza tra entrate e spese pro-capite nelle diverse regioni: solo 7 regioni, tutte del Centro-Nord, presentano un saldo positivo, per le altre, tra cui tutte quelle del Meridione, il saldo è negativo. Ogni residente in Lombardia paga in imposte una cifra che in media superava qualche anno fa di 3.971 euro il valore delle prestazioni della spesa pubblica di cui egli beneficia; al contrario, ogni residente in Sicilia riceveva in media dalla spesa pubblica 2.648 euro in più di ciò che pagava come imposte. Sono risultati determinati da una?distribuzione territoriale sperequata del gettito tributario. In Lombardia il gettito pro capite è quasi 2,5 volte quello della Calabria. Le differenze nel gettito pro-capite sono una conseguenza delle differenze di reddito come la relazione tra gettito (delle imposte erariali e regionali) e Pil pro capite per i 20 territori regionali. Possiamo concludere da questi dati che i residenti nel Nord “mantengono” quelli del Sud? In realtà calcoli di dare/avere in termini di imposte e spesa pubblica hanno senso se riferiti a singoli individui. L’equità richiede che un contribuente con un certo reddito paghi le stesse imposte e riceva gli stessi benefici dalla spesa pubblica a prescindere dal suo luogo di residenza. Così, un cittadino ricco della Lombardia dovrebbe essere trattato esattamente nello stesso modo di un cittadino ricco della Sicilia: esattamente come i ricchi della Lombardia anche i ricchi della Sicilia “mantengono” i poveri delle due regioni. È irrilevante il fatto che in Lombardia vi sia una maggior concentrazione di ricchi. L’impostazione alternativa, implicita nei calcoli territoriali del dare/avere, secondo cui 2 individui possono essere trattati in modo diverso solo perché risiedono in luoghi diversi, enfatizza l’appartenenza a una comunità territoriale ed è obiettivamente contraddittoria con il mantenimento di uno stato unitario e con ogni nozione di equità. Il Sen. U. Bossi è il politico che ha cavalcato la Questione settentrionale costruendovi sopra la propria fortuna partitica e quella del figlio. Nel Veneto anche il PdL parla quasi con lo stesso linguaggio leghista anche se ancora non minaccia la secessione. C. Ruffato, Presidente del Consiglio R. Veneto, non inneggia ancora alla Padania, mentre vi inneggia il Presidente della Giunta R. Veneto, L. Zaia, sia pure con qualche moderazione tutta veneta, tanto cara alle Leghe Bianche rispetto alle intransigenti Leghe Rosse durante il biennio rosso (ben descritto dal medico P. Galletto, nei suoi romanzi storici in Veneto). ?Il Governatore del Veneto Zaia non andrà alla Conferenza delle Regioni? Deleghi me, andrò io a Roma a salvaguardare gli interessi dei veneti. Lui, invece, si dimetta da presidente della Regione. È inammissibile che la figura istituzionale più importante del Veneto ritenga più importante partecipare alla pagliacciata del Parlamento padano. Si dimetta”. Così A. De Poli, deputato veneto e portavoce nazionale dell’Udc, commenta le affermazioni del presidente del Veneto Zaia sull’incontro tra il Governo e gli Enti locali sulla manovra, appuntamento in agenda domenica in concomitanza con l’assise del Carroccio a Vicenza. Secondo De Poli «è scandaloso che Zaia ritenga un rito formale inutile l’incontro di domenica». «Il Parlamento della Padania – attacca De Poli – è una roba inconcludente. L’Italia sta andando nel baratro, l’Europa ci chiede con urgenza le misure necessarie per dare un segnale di fiducia ai mercati e la Lega non trova nulla di meglio da fare che incaponirsi su una riunione di partito che non ha nessun obiettivo, se non quello di rispolverare le vecchie armi della retorica padana. Tutto questo per acciuffare i consensi della gente che si sente tradita dalle promesse dei leghisti che hanno scaldato le careghe(sedie per la lingua nazionale) romane senza portare a casa risultati per il Nord. Il Parlamento della Padania è la solita filastrocca. Il patriottismo padano è un disco rotto. I veneti sono stanchi di queste carnevalate: i leghisti sono stati 1284 giorni a Roma senza fare nulla. Basta prenderci in giro!», conclude. Il patavino De Poli per quale Questione tifa?

?

?

?

?

?

?

1 comment to Questione meridionale e questione settentrionale

  • It was hard to find this article in google, but i am
    glad i found your awsome website. You deserve for much more traffic.

    Your niche is not so hard to rank in google, there is one working method to rank,
    search in google for: Rotia knows how to rank

Leave a Reply

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>