Scuola, questione sociale e finanza

Sere fa ho messo in rete alcune mie estemporanee osservazioni in merito alle vivaci discussioni che tenevano in ansia gli Italiani a proposito della tanto dibattuta questione sociale. Da uomo di scuola, quale sono stato per tantissimi anni, mi sono accorto, subito dopo aver scritto la nota, di non aver notato, in merito ad un problema così pervasivo e coinvolgente, alcun riferimento alla scuola e, più precisamente, al modo di fare cultura. Pensavo: se dovessi ritornare i a fare il Dirigente scolastico, ai docenti del mio istituto tecnico commerciale, dovrei forse dire che era giunto il tempo di abolire lo studio delle lettere, del diritto, della matematica, dell’informatica, delle lingue, della storia per concentrarsi totalmente su quello delle discipline economico-aziendali che, in ossequio agli indirizzi di politica generale, sembravano essere diventate, da un giorno all’altro, le uniche degne di avere il primato assoluto nella formazione dei giovani? La scuola, che aveva sempre nutrito le coscienze dei giovani tenendo la barra dritta al rispetto integrale della persona umana, della libertà e dignità dei nostri simili, avrebbe scelto il culto del dio denaro come l’unico valore da essere tenuto di conto?
Se la nosta società dovesse seguire meccanicamente l’esempio della politica e lasciare l’educazione dei giovani nelle mani di chi gestisce i flussi finanziari del mondo, pensavo ancora, ci troveremmo al centro di una nuova rivoluzione che provocherebbe cambiamenti epocali. La scuola, così com’è, scomparirebbe: non formerebbe più coscienze libere e uomini istruiti secondo le capacità, le inclinazioni e interessi personali. La scuola di tutti, per tutti e per ciascuno scomparirebbe e verrebbe il tempo della “scuola di casta”, l’unica ad avere l’esplicito ed esclusivo compito di selezionare i destinati alla guida delle genti; un ruolo secondario e marginale rimarrebbe alle “scuole di classe” alle quali affidare la preparazione dei forzati dell’educazione, di coloro che sarebbero costretti, volenti o nolenti, ad apprendere ciò che la casta ritenesse compatibile con la propria visione di progresso e avanzamento sociale. Le persone umane, in questo caso, sarebbero come le galline che, rinchiuse in stie, dormirebbero, veglierebbero e si nutrirebbero solo al fine di fare uova d’oro, ad uso e consumo di chi fosse al comando delle ricchezze del mondo.
Comportamenti del genere non sono tra quelli che ho spesso chiamato “strappi necessari” per cambiare la scuola, la giustizia, la sanità; sono solo strappi per modificare, attraverso l’introduzione mediatica di nuovi valori, lo stato sociale degli uomini, per ridurli succubi di chi manovra il denaro. Gli strappi necessari ed utili continuano ad essere quelli mettono in stretta relazione i valori della vita del singolo uomo con le esigenze della vita associata in rapida evoluzione.

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