Brunetta e la questione meridionale

Brunetta e la questione meridionale

Il Ministro Renato Brunetta, ne : La rivoluzione in corso, Oscar Mondadori, Cles (TN), aprile 2010, a proposito del problema meridionale scriveva: “Il problema meridionale viene da lontano, addirittura dall’età imperiale romana.[1] Diventa però “questione” – e quindi inchiesta e ricerca sul perché di cotanto disastro istituzionale, economico e sociale – all’indomani del processo di unificazione dell’Italia, quando le necessità del bilancio spinsero il governo a preferire il più redditizio e gravoso tra i vari ordinamenti fiscali: quello in vigore nel Regno di  Sardegna. Esteso da un giorno all’altro per tutta l’Italia, apparve subito in contrasto aperto specialmente con quello del regno di Napoli, passato d’un tratto da una imposizione fiscale leggera ad una insopportabilmente pesante. (op. cit. pag.162).

Dopo l’unità d’Italia, l’avv. Leopoldo Galeotti, già deputato al Parlamento, nel suo libro: “La prima legislatura del Regno d’Italia”, Le Monnier, Firenze, marzo 1866, pag.210, scriveva testualmente così: “La ragione precipua del nostro dissesto finanziario, giova ripeterlo anche una volta, da questo dipende: che la rivoluzione italiana, all’inverso di ogni altra, cominciò a diminuire le imposte, e troppi furono i riguardi, troppe le lentezze, sia per parte del Governo, sia per parte del Parlamento, nel provvedere alla finanza col deliberare un ragionevole aumento di tasse, di mano in mano che era inevitabile il deliberare nuove spese. Ella è una verità spiacevole a dirsi, più che mai spiacevole il doverla dire quando le popolazioni assuefatte  a pagar poco, cominciano a sentire il peso delle nuove imposte, ma che pure è mio debito il pronunziarla apertamente e senza ambagi; l’Italia non paga quello che, rispetto ai suoi bisogni ed ai suoi mezzi, pur dovrebbe pagare; poiché nei confronti statistici  resulta che essa paga assai meno di quanto pagano l’Austria e la Spagna”.

A distanza di 150 anni anche Brunetta, con quasi simili argomentazioni, cerca di giustificare nella sua “Rivoluzione in corso”,  l’azione del Governo del quale ha fatto parte sino a qualche mese fa.  Dice infatti: ”Certo, da allora molta acqua piovana è passata sotto i ponti. Ma intatta è rimasta l’insofferenza degli italiani per le tasse troppo alte – quindi inique – e soprattutto per i mille rivoli di denaro pubblico che hanno innaffiato questo paese senza dare frutto.  Al Sud innanzi tutto.   …..Basta riflettere come la pubblica amministrazione, impiegata come calmiere sociale e degradata a perverso bacino di consensi politici e sindacali, abbia allungato ovunque la sua ombra di inefficienza e di sprechi. Questa triste festa deve finire.” (op.cit. pag.162).Il discorso continua ed il Ministro, nel tentativo di trovare una giustificazione, almeno così mi sforzo di credere, così prosegue: “ Anni di politiche sbagliate -  antipopolari perché incapaci di essere, se necessario, impopolari – avevano immiserito il ceto intellettuale e dirigente cittadino, ormai sazio per le prebende elargitegli da non poter neppure accennare ad un salutare scatto di orgoglio. (op.cit.  pag 162)  Giunge infine, col dire nello stesso capitolo su “Mezzogiorno e sviluppo” : “Ecco perché il Nord non accetta più la politica meridionalistica, ormai considerata come una spesa peggio che improduttiva, e sembra talvolta disposto a rifiutare la stessa unità nazionale, pur di sottrarsi all’onere della politica fin qui condotta”(pag.165)

Siamo alle solite: tutte le colpe sono del Sud “querulo e piagnone”. Ma quando il sig. Ministro, si è ritrovato  a Galatina, in provincia di Lecce, nell’Istituto Tecnico Commerciale “ M.Laporta”, già diretto per 12 anni e senza soluzione di continuità e sino a tre mesi prima della sua visita,  da chi sta scrivendo, l’evento  per inaugurare insieme ai Ministri  Mariastella  Gelmini e Raffaele Fitto, in quell’istituto, un centro di eccellenza didattica multimediale, mi sembra una continuazione della politica dalla quale si dice di voler sottrarre il Sud.  Ma non si è in linea con tutti i tutti i politicanti del passato se si dice che “la visita dei tre ministri è una festa ed un atto di speranza” e che il centro di eccellenza didattica multimediale è “tutto merito della Microsoft Italia” (vedi pag.170)?  Ancora un ministro del Nord che, nella sua scorribanda pugliese, procede, come tutti i suoi predecessori, “annegando ogni occasione di crescita e di riscatto, mortificando con uno sterile assistenzialismo l’economia di regioni che non ebbero nulla da invidiare al resto dell’Europa” ( vedi pag.162). Concetto chiaro, pur se mitigato da una conclusione vera! Ma perché, non di è coordinato col Ministro Fitto, nato e cresciuto a soli 15 km da Galatina, per trovare una giustificazione più aderente al merito dell’ istituto? Una semplice ricerca tra gli archivi del Ministero, della stessa scuola o del Comune,  avrebbe fornito  quegli elementi e quelle notizie su un istituto, certamente di provincia, ma carico di storia e di dignità, voluto tanti, tanti  anni fa dal popolo  galatinese  del sud. Quello era il giorno da indicare come giorno di festa e di speranza per una comunità agreste e operosa e che sempre  aveva cercato, e cerca tuttora,  il rilancio attraverso una istituzione scolastica efficiente, moderna e pronta a cogliere le sfide del tempo.  Il giorno della improvvisa venuta di tre Ministri va rubricato, come il solito, nello sterile assistenzialismo di un nuovo governo centrale alla ricerca di consensi nel Sud periferico e strumentale alla ricchezza del Nord.

Giulio Cesare Viva

9 aprile 2012

 



[1] Lo spostamento a tanto tempo addietro dell’arretratezza del Mezzogiorno  è frutto di antistorica cultura e deriva,  forse,  da una  inconscia accettazione delle tesi antropologico-sociali che attribuivano ai Meridionali  caratteristiche e qualità inferiori a quelle delle  “più civilizzate” popolazioni  del Nord.  A me non sembra esatto ciò che sostiene il prof. Brunetta  che dice: “ la profonda inadeguatezza del Sud affonda le sue origini in quella fusione di elementi di burocrazia greca  e di feudalismo normanno, integrati in uno Stato unitario, che segnò il tratto  caratteristico del governo di Federico II”(op. cit.pag.117).  Ben altre condizioni ( ad esempio le necessità politiche della Chiesa, l’espandersi dell’Islamismo  e le lotte per l’impero successive alla morte di Federico II )  determinarono la fine di uno splendido periodo culturale ed economico del  Sud trovatosi a far da cuscinetto, per secoli,  tra due mondi in continuo contrasto economico, politico e culturale). 

3 comments to Brunetta e la questione meridionale

  • Paola Antonazzo ha così commentato l’articolo “Prof. adoro come analizza le problematiche chiaramente espresse da quello che scrive il sig. ex Ministro. Mi piace perchè non è mai offensivo ma piuttosto scende alla radice del problema.Bravo! Saluti”

  • In attesa di una tua registrazione al sito, ho trasferito, soprattutto come incoraggiamento a collaborare col blog, il tuo breve commento all’articolo: Brunetta e la questione meridionale”-da te inviatomi tramite facebook

  • Così Tony Tundo ha commentato l’articolo si facebook:
    Ciao Giulio. “Caro Preside, ho letto il suo articolo tappandomi il naso (per dirla con Montanelli) per amicizia e rispetto, ma certa che avrei condiviso il suo pensiero. Devo dire che la sola “questione meridionale” di cui a scuola parlò l’ex ministro Brunetta fu il ricordo di una fidanzata salentina…Mamma mia…il gusto dell’orrido! Di tutta la vicenda della cosiddetta “eccellenza” di quella “nostra” scuola avrei molto da raccontarle da testimone oculare. Le dico soltanto un paio di cose: per far spazio a cotanti ministri fu deciso di stipare temporaneamente le migliaia di libri della biblioteca, invidia degli altri Istituti superiori di Galatina, in locali umidi dove giacciono dal gennaio del 2009; e poi sa lei chi scrisse la lettera con cui i ragazzi salutarono i magnifici tre? Non mi vergognerò mai a sufficienza! Mi ha fatto ricordare le mie ultime inutili discussioni. Lei dovrebbe ricordare come la penso: alla larga la politica dalla scuola, è stata distrutta dai PON, dai POF, dalle riforme scriteriate; un mercato!”

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