Come vivere il Cristianesimo in tempo di crisi

Ho avuto tra le mani, lunedì a sera, un volantino (1)  dal titolo: “Un mondo diverso è ancora possibile?”e  sottotitolato: “Vivere il Cristianesimo in tempo di crisi”.

L’argomento era, almeno per me, di estrema attualità ed importanza e decisi, immediatamente, che il  mercoledì sarei andato ad ascoltare i relatori. Alla questione di “come vivere il Cristianesimo in tempo di crisi” avevo iniziato mentalmente a rispondere  di SI’ e pensai che altrettanto avrebbero fatto tutte le persone di buon senso.  Entrando nel merito,  il problema mi sembrò  molto più complesso tanto da non sapere come articolare una valida risposta da dare. Mi venivano in mente la TV  con le snervanti interviste e discussioni sulla crisi economica e sociale del momento, i giornali pieni di certezze che immancabilmente erano contraddette da altri giornali, i politici dagli accordi flessibili e pieni di distinguo, i partiti ridotti al  fotogenico faccione del leader del momento,  il governo tecnico in carica  che cercava di non scontentare nessuno e di tassare tutti,  i paladini dei diritti acquisiti, consolidati, negati, e poi gli esodati e la gente che, a stento, riesce a capire come stanno le cose, i precari che non si vogliono contare, i  truffatori per conto proprio e per conto terzi, i disperati che la fanno finita con la vita, le minacce dei risorgenti estremismi, le industrie che chiudono perchè non hanno fatto in tempo a delocalizzare, i cortei dei pro e dei contro e via dicendo. E mi fermo  per non sembrare un novello Travaglio che ogni mese pubblica un libro con nuove rivelazioni e  verità da provare da parte della magistratura con  innumerevoli e annosi processi  che intasano  i palazzi di giustizia finendo con condanne che non hanno più significato o con assoluzioni più dannose di una feroce condanna.

Mentre ricordavo a me stesso tutte queste cose, mi venne da osservare  che nemmeno gli estensori del volantino avessero idee chiare su  come si dovesse vivere, cristianamente,  in tempo di “crisi”.  Si rivolgevano infatti al lettore Cristiano dicendogli: ”  immagina un mondo diverso dove ognuno si tiene per mano con l’altro;  immagina una immensa catena umana; immagina che nessuno muoia più di fame; immagina la giustizia sociale; immagina l’amore, che magari ora non hai, per l’altro; immagina un’idea, una ideologia da tutti condivisa; immagina che la Terra non pianga più per mille affronti quotidiani.  Da noi dipende la qualità della vita, la povertà, il possesso, dalla Terra ai Cieli, crediamo che tutto ci appartenga e che sia scontata l’esistenza del tutto”. (2)

Mi sorse subito il dubbio che il contenuto del volantino non fosse in sintonia con gli atti ufficiali della Chiesa ed in particolare con la “Populorum progressio” di Paolo VI che, nel 1967, aveva caricato di significato e di valore la persona umana. L’uso ripetuto di “immagina” mi sembrava  un tentativo di staccare l’uomo dal suo riferimento esistenziale, separando il dover essere dall’essere, negandogli la responsabilità delle sue azioni e la possibilità di ricercare in se stesso, come diceva S.Agostino, la verità. Mi sembrava di tornare a distinguere la Città terrena dalla città di Dio.

L’uscita dalla crisi  tramite la violenza e la rivoluzione , come il ritorno all’idea di Nazione e la fine dell’Europa unita,  mi sono sembrati, in qualche momento, siano state  giustificate con subliminali richiami di alcune pagine evangeliche da parte del chierico relatore.  Eppure Giovanni XXIII, nella ” Pacem in terris” del ’63 , si era già posto il problema quando aveva sostenuto che l’obbiettivo più desiderato da chiunque, persone singole e popoli, era la pace. E citava, a tale proposito il suo predecessore PIO XII, che in un radiomessaggio del 1939 aveva detto:”Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra”. Giovanni XXIII poi, ai suoi tempi, cosciente dei problemi che la ricerca della pace portava, aveva detto a noi tutti che:”non nella rivoluzione ma nella evoluzione concordata le genti possono raggiungere gradualmente la verità, la giustizia, la carità e la libertà”.  Io, convinto estimatore di S.Agostino,  di Papa Giovanni ed anche di Paolo VI  in riferimento alla “Populorum progressio” del 1967 , sostengo e opero, per quanto mi è possibile,  affinché alla base di ogni azione sociale debba esserci la volontà dei singoli di trovare in loro stessi, nel profondo del loro essere uomini, la strada da percorrere per raggiungere, attraverso la pace, le scelte idonee a risolvere le questioni sociali che la Chiesa, bandendo dal mio animo ogni atteggiamento che possa distinguere la giustizia  dalla pace.

Se i giovani della terra rischiano di  smettere  di ragionare con la propria testa, se cadono in balia della TV e dei dispensatori di facili guadagni,  se vanno esclusivamente alla ricerca delle raccomandazioni “a buon rendere”, cadranno nei  tranelli come se fossero privi di intelligenza, di dignità umana e di una mente per ragionare. Se ciascuno di noi non riprende in mano la dignità e le libertà che spettano all’individuo, ogni attività su questa terra, sarà gestita da forze incontrollate ed ogni convivenza civile verrà sempre più velocemente meno.

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1 – Parrocchia di Cutrofiano

2 – Corsivo come nel testo originale

1 comment to Come vivere il Cristianesimo in tempo di crisi

  • paola

    Non ero presente all’incontro in oggetto, per cause di forza maggiore, per cui la mia opinione è frutto di ciò che ho letto e sentito sul tema trattato. L’inflazione della parola “immagina” mi sembra indichi un’assenza di strumenti applicativi o quantomeno un’assenza di proposte concrete da seguire.
    Il tempo di “crisi” a cui si riferisce l’incontro è inteso come tempo di “crisi” economico-sociale o come o “crisi” di valori etici?
    Il sogno di una giustizia sociale, di rispetto della Terra sulla quale viviamo, di rispetto della persona sono le fondamenta di un vivere cristiano che va al di là di qualunque periodo di crisi.
    Sono stata all’incontro con l’autore Ferdinando Boero che ha presentato il suo ultimo libro: “Economia senza natura. La grande truffa” in cui si parla di crisi ecologico-economico-ambientale-sociale, il libro cerca di contribuire al raggiungimento della consapevolezza che così non si può andare avanti.
    Siamo il risultato di logiche di mercato. Noi abbiamo una coscienza tale da voler ridisegnare un futuro diverso da quello che ci hanno progettato gli economisti?

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