ERAVAMO SOCIALISTI

ERAVAMO SOCIALISTI

 

Ho incontrato giorni fa, in una delle tante sagre che si tengono nel nostro Salento, un vecchio e caro amico di studi universitari, di scorribande giovanili ed anche di comune impegno nello stesso partito. Il tempo, le esigenze lavorative e altre vicissitudini della vita allentarono le nostre frequentazioni fino a farci perdere di vista; lui si stabilì al Nord ed io, ad accezione di brevi interruzioni durate alcuni giorni, qualche mese  o  al massimo due anni consecutivi, conservai le radici con la mia terra d’origine dalla quale ora, da tranquillo pensionato, affido al computer i miei pensieri, le mie esperienze, i miei ricordi.

                Il gradito incontro ed un piacevole rimembrare i tempi passati  consentirono a me ed all’amico ritrovato ed ai familiari che ci accompagnavano e che da subito avevano legato tra di loro, di rendere lieta la serata e di andare oltre il rituale scambio di confidenze sulle nostre famiglie. Io e Lorenzino (così si chiamava l’amico) finimmo infatti col tornare alle vicende della vita politica locale e nazionale relative alla nostra esperienza di vecchi socialisti  per confrontare il tutto,  ovviamente, con quanto accadeva oggi.

                I ricordi della nostra militanza politica ci portarono subito alle movimentate riunioni provinciali del partito nel corso delle quali noi giovani, quaranta e passa anni fa, non sempre eravamo d’accordo con i “riformisti”, quasi tutti più maturi di noi politicamente e più moderati nelle scelte e nelle decisioni. Ci tornavano alla mente le figure di molti compagni salentini, il loro pensare, il loro gesticolare e la loro eccessiva prudenza ma anche l’affetto che avevano per noi giovani. Grazie a loro apprendevamo il socialismo reale e diventavamo capaci di coniugarlo con le libresche teorie e di portarlo sulle piazze brulicanti di attenti cittadini. Erano anni di formazione umana, di scuola di vita, di immersione nel sociale, di crescita democratica e civile  quando, dopo le  lunghe discussioni in federazione o in sezione,  finivamo tutti nello stesso ristorantino a prendere insieme, da amici come sempre, una pizza ed un bicchiere di vino. E ciascuno pagava la propria consumazione. Erano i tempi  di svolte politiche ed i socialisti decidevano di condividere la guida del paese con quei partiti che, pur se popolari,  erano considerati conservatori e moderati.  Ma erano  anche gli anni in cui i giovani del Sud riprendevano la risalita  verso il Nord alla ricerca di nuovi lavori e nella speranza di unire ancora di più il nostro paese.  Lorenzino, in quegli anni,  per lavoro e per amore, aveva raggiunto  una città della Padania e vi era rimasto..

                Le vicende politico-giudiziarie, esplose  dopo lunga gestazione in quegli stessi anni,  travolsero il Partito Socialista e gli altri partiti al potere screditando, con scandali veri o falsi, con processi giudiziari lunghi o brevi, ma sempre di grande impatto elettorale,  tutti i  vecchi  personaggi,  confondendo le coscienze dei militanti del partito e degli Italiani che rimasero tutti,  da un giorno all’altro, senza guide politiche di riferimento. La  paura per una improvvisa, pericolosa rivoluzione giacobina si sentiva ovunque: tutta la politica era presentata come sporca, torbida, illegale,  piena di fango e di altre lordure. La contesa politica non veniva seguita  più attingendo dalle sedute del parlamento ma dai notiziari degli uffici delle Procure che, da un giorno all’altro, sembrarono risvegliarsi da un sonno profondo fatto di silenzi, di omissioni, di archiviazioni, di strani connubi con quei partiti che, a volte , avevano mostrato un imprevisto e  riverente ossequio verso uomini di legge tanto da consentire la loro elezione al Senato o al Parlamento accollandosi le relative spese per una efficace sponsorizzazione del  prescelto.

                Erano i tempi in cui noi militanti ci sentivamo anche schiacciati dai potenti reggitori del partito che erano in grado di determinare l’elezione di questo o  di quell’altro candidato. La pratica diffusa anche in altri grossi e piccoli partiti, portò gradualmente molti elettori a non avere più quella spinta interiore ad agire politicamente con l’efficacia per la difesa di quei valori e di quei principi sociali dei quali si era sempre nutrita.

                 Le vicende politico giudiziarie, cadute in testa ai partiti furono la causa di uno scollamento con le basi, travolsero, nel giro di uno, due anni tutti i partiti al potere lasciando gli elettori senza guide e senza valori certi. Le elezioni politiche e amministrative che si svolsero negli anni successivi furono caratterizzate da un eccessivo personalismo, avviato da Berlusconi diventato il modello del candidato che si propone per “salvare l’Italia” . Scomparvero di colpo i nomi e le sigle dei partiti e comparvero sui muri i faccioni sorridenti e ammiccanti dei candidati tanto padroni di questo o di quell’altro gruppo. La vecchia legge elettorale fu sostituita, nel colpevole silenzio di tutti,  con quella tutt’ora in vigore e dagli stessi ideatori chiamata ora “Porcellum”. E’ una legge anti democratica che nega all’elettore la scelta del proprio rappresentante perchè in tutti i partiti non verranno eletti i candidati  più votati ma a quelli che sono stati indicati ai primi posti della lista.  SPERIAMO CHE VENGA SUBITO SOSTITUITA PER RIDARE  AL RAPPRESENTANTE PRESCELTO LA FORZA PER PARLARE IN NOME DEL TERRITORIO E PER  VALORI POLITICO-SOCIALI RINNOVATI E BEN CHIARI.

                Qualche timido segnale di ripensamento mi sembra di vederlo nel travaglio interno delle sinistre  così come in quello delle destre ed anche nei gruppi che si rifanno al pensiero cristiano e  popolare. Il tecnico governo Monti, da tutti voluto, sta rimettendo a posto i conti, sta facendo un lavoro necessario, poco gradito oggi ma certamente utile per il futuro a condizione che gli italiani, tramite i loro rappresentanti liberamente eletti, tornino a governare la nostra Italia tenendo presente che gli uomini non vivono solo di “veline” , spettacoli,  lavoro e manovre finanziarie  ma anche di agricoltura, turismo, tecnica, scienza e leggi chiare e di rapida attuazione. E  Lorenzino aggiungeva: “anche dalla gioia  di tornare nei luoghi natii a trovare gli amici ed il calore dei tempi passati”.

                Grazie, Lorenzino, per la giusta conclusione che hai dato al nostro dire e alla bella serata trascorsa insieme.                            

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