Scuole libere o scuole statali. Importante è più la qualità del servizio (Autore Giuseppe Pace)

AUTORE : OSPITE

Più volte lo scrivente ha svolto anche il ruolo di commissario e di presidente di commissione dell’ex esame di maturità in Italia e all’estero e gli capitava di assistere a preconcetti diffusi tra i colleghi “contrari” ai privatisti, che, nella maggior parte dei casi, provenivano da scuole non statali. Per la funzione super partes di Presidente era d’obbligo ribadire ai colleghi Commissari: “noi dobbiamo esaminare i candidati senza pregiudizi sulla loro provenienza scolastica” ed ancora “colleghi il candidato privatista è sempre un cittadino italiano anche se viene da una scuola non statale”. Purtroppo è diffuso il vizietto tra i docenti di pensare che solo la scuola statale assicura imparzialità, obiettività, ecc., ma non si pongono affatto il problema della qualità scolastica diversificata. Né si pongono il problema, purtroppo, del diffuso e spesso eccessivo orientamento ideologico presente nel docente di filosofia e di altre materie affini, più difficilmente lo si riscontra nell’insegnamento della matematica e delle scienze naturali ad esempio. Si ritiene pieno di spunti di approfondimento didattico, culturale e politico l’articolo “Libertà nella scuola…” dell’ex Dirigente Scolastico Giulio Cesare Viva, che si è conosciuto, nel 2006 in Salento, in uno scambio culturale tra il Tecnico Turistico di Galatina, che egli dirigeva, e il Liceo straniero con sezione bilingue “Transilvania” di Deva, Romania. Fu molto fruttuoso quello scambio culturale tra scuole di due Paesi affini per lingue neolatine, e fu coordinato, per la Puglia salentina, dal prof. Francesco Masi. Per la Romania, Regione di Hunedoara fu coordinato dal sottoscritto, in mobilità professionale presso il Ministero Affari Esteri, insieme alla Dirigente Scolastica romena Maria Andrei (che prima di partire per l’Italia diceva simpaticamente “vado a incontrare Giulio Cesare, in Italia!”) nonché la professoressa romena-insegnante d’italiano agli studenti in Romania-Daniela Sintoma. Fu tanto fruttuoso perché carico di valenze culturali: conoscenza reciproco di giovani coetanei, conoscenza del modo familiare di vivere diverso, conoscenza di scuole diverse, conoscenza di territori diversi come il Salento e la Transilvania. Sull’importanza dello scambio effettuato anche dagli studenti salentini in Romania (con visita al Liceo “Transilvania” e alla città di Deva capoluogo regionale, castello medievale di Hunedoara, Sarmizregetisa Ulèpia Traiana o ex capitale Romana in Dacia, Brad, Bran, ecc.) lo scrivente illustrò alcuni dettagli nel periodico “Il Galatino del 2006″. Tali scambi dovrebbero essere più frequenti anche tra scuole delle diverse regioni italiane anche per rompere luoghi comuni e stereotipi duri a morire. Scrive Giulio Cesare Viva, che da tempo ha scritto e dato contributi di analisi della scuola italiana(ho avuto modo di leggere molti dei suoi articoli a Galatina) “I docenti sentono il peso enorme della loro funzione ed hanno paura di ogni discorso meritocratico; ritengono, giustamente, che il loro lavoro non possa essere valutato come se trattasse solo di un lavoro qualsiasi nel quale bisogna eseguire incombenze che possono richiedere incombenze con alta professionalità. In tali circostanze i risultati sono facilmente quantificabili e misurabili”. In Romania ad esempio i docenti erano divisi in più fasce di merito e come tali venivano pagati diversamente e con differenze anche del 20% in più e in meno. In Italia ciò non è stato possibile per l’opposizione sindacale e politica. Si va ancora avanti con lo stipendio unico per tutti tranne i gradoni per anzianità. Certo è difficile valutare le diverse fasce di merito con professori di serie A e di serie B, ma in qualunque lavoro vi sono differenze tra capacità più elevate e meno elevate. In Romania molti dei miei colleghi mi confidavano che era meglio in Italia perché il loro sistema di premiazione del merito era soggetto all’approvazione della presidenza, votato dai colleghi collegialmente e si potevano verificare favoritismi, nepotismi, ecc. Credo che avessero ragione perché in Romania come in Italia la scuola è statale e statalizzante: si autogratifica, si autovaluta e l’utenza resta fuori o quasi da qualunque interferenza. Bisognerebbe esaminare e realizzare un buon sistema di valutazione del docente sulla base di un curriculum di titoli, professionale, pubblicazioni e “gradimento” dell’utenza che è rappresentata sia dagli studenti che dai loro genitori se minorenni. Certo anche un siffatto sistema si presta a dubbi, inesattezze, ecc, ma è pur sempre un sistema migliore di quello attuale basato solo sull’anzianità. L’ultimo concorso a Dirigente Scolastico non teneva affatto conto delle pubblicazioni del candidato, cosa gravissima perché si cerca il burocrate non la persona di cultura per un luogo di cultura qual è la scuola di ogni tempo e luogo. In Italia la scuola è piena zeppa di finzioni da parte sia di non pochissimi Dirigenti che docenti per non scrivere del personale ausiliario che è, a giudizio di chi scrive, eccessivo e poco professionalizzato con l’uso del sistema informatico. Ha ragione Giulio Cesare Viva quando scrive: “Ma nella scuola le cose vanno diversamente e fanno paura certe analisi giornalistiche che si lanciano in inopportune, insensate classifiche sulla funzionalità degli istituti scolastici, prendono in esame le percentuali dei promossi e dei bocciati, il calo o l’aumento delle iscrizioni, il numero dei diplomati, la media dei voti negli scrutini finali ed altre indicazioni del genere, ma non indagano sulla capacità di dirigere gli impegni didattici dei docenti, sui rapporti tra docenti e alunni, sul funzionamento di altre attività presenti in una scuola, non tengono conto del parere dei genitori nè tanto meno di quello degli alunni che dovrebbero essere come persone. Forse, a proposito di quest’ultimissima osservazione, (fatemi dire una della mie), una riforma della scuola dovrebbe prevedere classi aperte, in modo da lasciare agli alunni e alle famiglie la libertà di apprendere frequentando le classi con i docenti ritenuti più validi al fine della formazione umana prima e scientifico, scientifica, tecnica o storico culturale, poi, dei giovani. Forse alcuni operatori scolastici risulterebbero “improduttivi” e scarsamente comunicativi tanto da finire in cassa integrazione o in pensionamento anticipato”. Anche più di qualche Dirigente Scolastico avverte la necessità di una riforma scolastica più in sintonia con le necessità culturali e sociali. Ma quanti Dirigenti sono come Giulòio Cesare Viva? Pochi scrivono, pochissimi frequentano corsi postlaurea e formativi culturali. Spesso sono Dirigenti solo del personale ausiliario o danno fastidio a qualche docente che fa cose nuove, valide, aggiornate e gradite ai genitori e all’utenza. Nella scuola di Stato, in Italia come in Romania e altrove, non conta la qualità (la quale non può essere certificata dall’Invalsi o altri Enti quasi inutili voluti dal Ministero e dai suoi super esperti che spesso sono lontani dall’utenza da decenni), nè la professionalità dei docenti, ma lo stato quo, il tirare a campare, il non cercarsi problemi in un ambiente scolastico di fare il meno possibile. Viceversa una scuola non statale dà più importanza all’utenza che paga, ai genitori che controllano se il docente fa o non fa ed anche l’ideologia partigiana dei medesimi, che non deve influenzare eccessivamente il discente in formazione. Il Docente deve essere ammirato dai discenti per l’autorevolezza (non l’autoritarismo derivante dai brutti voti, dal silenzio tombale in classe, ecc.)del suo insegnamento basato su di un continuo aggiornamento disciplinare, per l’apertura del docente ad una visione da Villaggio globale, per le sue capacità comunicative e partecipative al processo insegnamento-apprendimento libero e non imposto. I genitori o gli studenti adulti devono poter controllare l’operato del docente altrimenti il servizio di qualità non viene controllato dal sistema scuola autogratificante che nasconde tutto “il bene e il male” sotto un pietoso velo burocratico statalista. “Lo Stato criminogeno” è un saggio scritto dal Prof. Giulio Tremonti, che può essere in gran parte condiviso. Egli afferma che quando la burocrazia statale cresce oltre il minimo è destinata a funzionare per se stessa e non per l’utenza. In Italia e in Romania questo male esiste e non vi sono all’orizzonte rimedi efficaci per una serie di cause che, in parte sono state scritte nel saggio dello scrivente:”Italia e Romania. Geografia, Analogie Regionali e di Ecologia Umana”, Sapere Edizioni, Padova 2010. In Romania spesso vi sono capacità che in Italia mancano: maggiore disponibilità dell’utenza, maggiore progettualità d’interscambi culturali con l’estero, maggiore importanza delle discipline scientifiche nelle scuole basilari o elementari materne ch là si chiamano”gradinita”(da giardino… della vita). Là in Romania gli studenti sono più “bamboccioni” cioè vivono il tempo dell’adolescenza meno sollecitati dalla tecnologia, dalle necessità del guadagno, dal consumismo e dal benessere più diffuso in Italia. Si affezionano di più ai docenti perché i genitori delegano più di quelli italiani i loro figli al sistema scuola, ma sbagliano.Insomma là sembra di tornare alla scuola italiana di 2o-30 anni fa anche se non dappertutto e non in tutte le scuole.Anche le loro Università sono diverse. A differenza dei licei e tecnici le università sono in numero elevato quelle private o libere. Forse hanno capito che la burocrazia uccide la ricerca libera del giovane già adulto. A Deva ad esempio vi era un’università Ecologica “Traian” che era libera con un Rettore, Sigismund Duma, autore di libri come Geoecologia, Edizione Dacia, che spesso organizzava simposi. In uno di questi, nel 2006 quando la Romania era ancora fuoi dell’Unione Europea, invitò anche lo scrivente a relazionare sul tema dello sviluppo e dell’integrazione europea. Ma torniamo al problema del controllo della qualità del servizio scolastico e leggiamo cosa dice Giulio Cesare Viva: “D’altra parte andrebbero controllate particolari istituzioni scolastiche pubblico-private frequentate dai rampolli di caste al potere. I tali istituti si distribuiscono pagelle, diplomi e lauree con voti eccellenti assegnati con criteri diversi da quanto avviene nella scuola statale. Sembrano molto produttive ritengono di avere il diritto di primogenitura quando si tratta di ricoprire gli incarichi di alto livello nei gangli dei poteri dello Stato. Hanno, a volte, curricula ad hoc costruiti. Ma questa è un situazione diametralmente all’opposto di ogni scuola pubblica libera e accessibile a tutti; è un’altra scuola, strumento di dispotismo e violenza. Questi parametri dovranno essere tenuti in conto dal legislatore quando metterà mano a dare il via ad un nuovo modello di scuola basata sul merito. Attenzione: ogni buon pensiero può essere stravolto dalla pratica e prendere vie impensate”. In tutte le epoche la scuola spesso non è stata al passo con la modernità, con l’attualità e molti discenti si sono sentiti non a loro agio scolastico ed hanno abbandonato gli studi prima di terminare i licei In Romania nel Colegiul Tehnic “Transilvania”, dove stava anche la sezione del liceo italiano con lo scrivente che vi ha insegnato 5 anni scolastici, dal 16.02.2004 al 31.08.2008, vi era anche annesso l’Istituto d’Arte e Mestieri con i Maestri pratici. Là molti imparavano ad essere meccanici ed elettricisti, come avveniva in Italia fino aa circa 50 anni fa. Ricordo mio papà nel 1962 che voleva farmi iscrivere ad una scuola di Arte e Mestieri, ma già cominciava la regionalizzazione di tali scuole, che ha poi creato non pochi danni e con docenti non ben professionalizzati e poco professionalizzante i discenti malcapitati. Oggi in Italia molti chiedono che le Regioni gestiscano le scuole professionali. Ma si passerebbe dalla padella alla brace in quanto la burocrazia regionale è ancora più dannosa di quella statale. Bisogna pensare ad una scuola non originaria con l’istitutore colto che le classi sociali elevate come i nobili medievali o i Consoli di Roma avevano. Bisogna che la scuola resti accessibile a tutti, poveri e ricchi, ma con qualità elevata per tutti e con più borse di studio ed incentivi meritocratici. Le Università private o libere assicurano maggiore adattamento al nuovo, all’internazionale e alle esigenze dello studente, che pagando di più controlla il servizio offertogli. Lo scrivente, grazie al Ministero Affari Esteri, ha avuto diverse occasioni di vedere, sperimentare e rendersi conto di sistemi scolastici in Europa e in Argentina, Egitto, Turchia e Stati Uniti d’America. La “Sociedad Cientifica Argentina” lo ha onorato, nel 2001, con la nomina a “Socio Corrispondiente” con parole culturalmente significanti, che in Italia non esistono più. Bisogna recuperare qualcosa del passato per ridare dignità alla Scuola italiana, romena, ecc. sia per i discenti che la vivano sia per i docenti che l’animano con la cultura e l’esempio sia anche per i dirigenti che la guidano verso rotte luminose di prospettiva culturale ed occupazionale dei discenti.

2 comments to Scuole libere o scuole statali. Importante è più la qualità del servizio (Autore Giuseppe Pace)

  • Ancora una volta l’amico Giuseppe Pace, Ispettore scolastico per la scuole italiane all’estero – in particolare in Romania – prende in considerazione il nostro blog e partecipa fornendo un ulteriore contributo sui problemi della scuola italiana che meriterebbe certamente più impegno a attenzione da parte dei politici. L’orizzonte, con i tempi che corrono, mi sembra ancora carico di nubi.

    P.S. Una sola precisazione: la questione della “libertà nella scuola” è stata da me affrontata solo dal punto di vista della teoria e della pratica didattica in riferimento alla formazione di persone libere e capaci di ragionare con la propria testa. Il processo educativo così inteso può andare più o meno bene sia nelle scuole pubbliche che nelle private ma in nessuna istituzione deve diventare strumento di soffocazione o omologazione delle coscienze. Sulle differenze tra scuola pubblica e scuola privata ritorneremo in seguito.

  • Francamente un fantasticoarticolo. Leggo con entusiasmo il sitoweb http://www.giuliocesareviva.it. Continuate con questo
    piglio!

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