LE LEZIONI DELLA STORIA

Da giovane studente, quando ancora uomo non ero, mi piaceva dare ascolto ai racconti degli adulti che avevano preso parte, da soldati, a guerre che l’Italia aveva fatto dopo l’unificazione e che non mi erano state raccontate a scuola. Mi avevano fatto studiare le guerre puniche, tradurre il “De bello gallico” e mi erano state raccontate le imprese dei Crociati, dei martiri otrantini, la disfida di Barletta, fatto studiare le guerre napoleoniche ed il risorgimento e detto qualcosa sulla prima guerra mondiale. Nessun cenno era stato mai fatto a proposito della seconda guerra mondiale, all’inizio della quale, io ero nato.

Furono, però, i racconti sulla “grande guerra” che un certo Cosimino, una volta fante sul Carso, faceva a noi giovani studenti che stavamo a bocca aperta ad ascoltarlo attirati dal suo dire, ricco di episodi di valore e di eroismo ma anche di dolore, di sofferenza, di paura, di morte inaspettata e di prigionia. Tra i tanti fatti narrati uno mi sconvolse fortemente tanto da tornare spesso nei miei sogni: era la storia di un suo compagno d’armi che si era volutamente sparato un colpo al piede perché “Radio fante” assicurava che, con tale menomazione un soldato sarebbe stato dichiarato inidoneo alla guerra e rispedito a casa ove lui aveva le “bestie” ( cioè venti mucche da latte) e la sua famiglia: madre vedova di guerra e due fratelli e due sorelle, tutti più giovani di lui.  La sua famiglia aveva, perciò, assoluto bisogno di un uomo adulto per non morire di fame.

Dopo tale racconto andavo spesso ad incontrare Nonna Peppina, mia vicina di casa affinché mi raccontasse le storie segrete della sua antica famiglia partendo dai grandi quadri appesi al muro. Erano, questi, i ritratti di antenati coraggiosi passati per briganti, di marinai colati a picco con la nave sulla quale erano imbarcati, di fratelli andati a lavorare nelle Americhe e non più tornati in patria come tanti altri fatti prigionieri e morti di “malattia”, come dicevano “le carte”  in possesso delle  donne che avevano condiviso, con coraggio e per amore, gioie,  dolori e sorte avversa dei loro cari.

Mi rendevo conto che molte cose andavano viste in modo diverso dal nostro e cominciavo a capire che la storia narrata ai giovani sui libri di scuola spesso era sempre una narrazione di parte perché i vincenti diventavano sempre eroi ed i perdenti erano sempre dei farabutti o delinquenti; le maggioranze spavalde e violente e le minoranze deboli e incapaci; viceversa i perdenti si sentivano buoni e bravi e ritenevano i vincitori cattivi e accaparratori dei beni altrui. Compresi, anche se con un certo ritardo, l’opposizione di mio padre al mio desiderio di tentare la carriera militare ed il suo rifiuto della guerra anche al solo pensarci.

Ho messo nero su bianco queste mie estemporanee riflessioni sulla pace e sulla guerra, in un momento di sconforto e di apprensione per quello che sta avvenendo oggi nel mondo, pensando ai due “marò”, eroi per noi e delinquenti per gli altri; alle migliaia dei disgraziati che, come il soldato che si era sparato al piede, salgono sul primo gommone per fuggire alle pene della loro esistenza; a chi ammazza o contrasta quelli che ritiene diversi per stirpe o colore della pelle; a chi sgozza o fa sgozzare le persone in nome di un proprio credo religioso; a chi spranga il tifoso della squadra avversaria; a chi pensa solo a sé e disprezza altri; a chi predica la pace mentre prepara alla guerra; al ricco che dice al questuante di andare a lavorare o al vagabondo che chiama ladro chi guadagna e suda notte e giorno; e così via.

Le società d’oggi, riandando alle esperienze della storia passata, vicina e lontana, possono trarre lezioni per evitare antichi danni e vecchie rovine. Lo spregiudicato uso dei capitali nel mondo globalizzato non conserverà a lungo la coppa del vincitore in mano agli attuali manovratori.  Se l’impero romano cadde sotto il gladio dei barbari da chi verrà abbattuto l’impero delle multinazionali? Sarà opera di una personalità eccezionale o di una moltitudine inferocita e autodistruttrice?

Se leggiamo la storia del passato, qualche idea potremmo farcela.

 

Leave a Reply

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>