“Cicciu toccame”. “Mamma, lu Cicciu me tocca”

Un detto salentino dice:”Cicciu, toccame” – “Mamma, lu Cicciu me tocca”  e mi è venuto in mente appena letto sul “Quotidiano” di oggi l’intervento dei due dirigenti dell’Amministrazione provinciale di Lecce in merito al dissesto finanziario della nostra provincia. Ma quando gli amministratori preparavano il bilancio, i tecnici della provincia dove stavano? Se le entrate sono state imprecise, se le spese sono state eccessive, se gli storni hanno sanato alcuni squilibri e se certe attività non hanno trovato i finanziamenti previsti e perciò sono state annullate o ridotte, è proprio tutta colpa degli amministratori? I politici forse si son lasciati prendere la mano; ma i tecnici, sarebbe meglio dire i burocrati della provincia, hanno fatto con cura tutto quello che era di loro competenza? Se prima hanno dato suggerimenti errati, perché ora gridano e si ribellano? Se i livelli di occupazione ed i servizi erano stati ben previsti dove si sono verificati gli errori? Se alcune spese sono state eccessive con quali entrate sono state coperte? Le questioni tecniche, forse a volte possono far capire la situazione; i tecnici servono poco se i conti quadrano senza difficoltà; sono utili, invece, quando  interpretano le situazioni finanziarie e provvedono in tempo ai possibili adempimenti. (Ma di questi tempi, con i risultati dei Saggi che hanno operato nei trascorsi governi, c’è poco da sperare) E poi, mi si consenta uno sfogo personale: basta col vedere nella scuola il luogo ove ficcare tutti gli esuberi quando non si sa dove metterli;  basta con la miseria dei finanziamenti fasulli e usati a sproposito, con le manutenzioni mangia soldi e con le orecchie tappate quando un dirigente scolastico, come il sottoscritto (per fortuna da sette anni in pensione) chiedeva l’acquisto di qualche lampadina per sostituire quelle  che nel corso di un temporale sono saltate; che senso ha avuto consentire a due operai di venire al mio istituto per quattro giorni per la sostituzione di due vetri. E perché tante visite per misurare il gasolio, per spostare l’orario di accensione del riscaldamento.(I bidelli lo avevano sempre fatto). I Dirigenti Scolastici hanno subito giornalmente il freno delle altre burocrazie, compresa  quella della nostra provincia, che sono state sempre felici di stabilire quando  gli alunni ed il personale di un istituto dovevano stare al freddo o al caldo. Se una giornata era improvvisamente calda e afosa, bisognava aprire le finestre perché l’addetto alle caldaie non veniva  per spegnere la caldaia; se improvvisamente vi era una settimana di neve e faceva una terribile tramontana e mancava il gasolio,  bisognava rivolgersi al Padreterno prima che qualcuno morisse congelato  in attesa che l’autobotte col gasolio giungesse a scuola scortata da due dipendenti della provincia. Per ora basta. Spero che qualche collega Dirigente Scolastico, ora in servizio, non abbia bisogno, per il suo istituto, degli interventi della nostra provincia in dissesto; almeno ora si è saputo “perché è stata impossibilitata di erogare i servizi”.

 

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