SCUOLA MERITOCRATICA FINALMENTE

Scuola meritocratica finalmente

Una preside in pensione, dopo aver sentito oggi le riforme del Governo per la scuola, esulta. Eppure non potrà più utilizzarle; ormai è fuori dalla “macchina scolastica”. Ma dopo circa trent’anni di frustrazioni, è ora di esplodere dalla gioia. Le frustrazioni erano dovute alle 7 piaghe bibliche della nostra scuola. E cioè:

  1. La non selezione dei maestri (sì, Maestri, non anonimo “personale docente”)
  2. Il loro mancato aggiornamento
  3. La loro non valutazione
  4. L’impossibilità di sceglierli secondo un progetto educativo-didattico
  5. L’appiattimento delle retribuzioni, senza premi né penalità
  6. L’impotenza dei Presidi (non anonimi “dirigenti scolastici”) di fronte al degrado progressivo
  7. Le classi troppo numerose (dette “pollaio” con brutta metafora animalesca)

La riforma Renzi sembra mettere il dito in tutte e sette queste piaghe. Speriamo che sia un dito risanatore, nei confronti dei tanti guasti fatti dai suoi predecessori. L’esultanza di un Preside oggi non è quella banale di chi è assetato di potere. Uno che è in pensione non sa che farsene di presunti “superpoteri” (temuti solo dai lavativi) . Se è stato capace, si è acquistato autorevolezza sul campo dell’onore, riuscendo a guidare la sua scuola in un mare di procelle. Se non è stato capace, è stato travolto con tutti gli altri dalla banalità del male scolastico. Ma poteri non ne ha avuti mai. Quindi sgombriamo il campo da questo falso problema-paura del potere dei Presidi. Ingombriamolo, invadiamolo, occupiamolo invece del problema della qualità e del merito. Se tutta la nostra società italiana è in sofferenza, è perché il merito è ovunque misconosciuto e negletto (fughe di cervelli, raccomandazioni, clientelismo ecc.); e la causa prima ne è la scuola. Lì si formano le menti e i comportamenti. Non selezionare, non premiare, non educare al bene e al meglio intere generazioni di popolo italiano ha significato per decenni far degradare l’intero tessuto sociale. Trasformare le tutele sindacali in protervi privilegi, blindati per gli ultimi e i peggiori, è stato tradire lo spirito del sindacato, tralignare dai nobili obiettivi per cui è nato, snaturare la propria sostanza civile. E non si voglia far apparire l’ipersindacalismo come una associazione di beneficenza che distribuisce ”poco e in parti uguali a tutti”. “Non si può fare parti uguali fra disuguali, ci ha insegnato don Lorenzo Milani (che era un vero Maestro); proprio lui, mentre distribuiva il pane del sapere ai poveretti, esigeva da loro il massimo impegno, la qualità. La meritocrazia. Diciamola finalmente la parola tanto vituperata negli anni del degrado della scuola italiana. Una scuola meritocratica appare finalmente all’orizzonte. Speriamo che si realizzi perché chi esulta oggi perché ha sofferto ieri, lo fa per una sola ragione: l’amore per la scuola.

Bianca Tragni, Preside in pensione.

1 comment to SCUOLA MERITOCRATICA FINALMENTE

  • Cara collega Tragni,
    Condivido in pieno il tuo risentimento per le difficoltà che ogni istituto scolastico, compreso il mio, si è trovato ad affrontare quando i “Presidi” diventarono “Dirigenti Scolastici”.
    La scuola italiana, allora, come sempre, stentava a stare al passo con i tempi e la politica era incapace di fornire indicazioni ed emanare disposizioni legislative che la facessero uscire dalle secche tradizionali. Qualche Ministro, che aveva tentato di rilanciare la qualità del nostro sistema formativo, fu messo in condizione, dal miope sindacalismo scolastico di allora, a dimettersi ed a bloccare ogni progetto. Tutto tornò come prima e peggio di prima.
    In quei tempi la nomina a dirigente scolastico dei presidi, col conseguente accorpamento degli istituti scolastici e la riduzione, di fatto, del numero dei Dirigenti Scolastici, sembrò un segnale di innovazione ma si rivelò, di lì a poco, lo schermo per confondere il degrado della politica nella gestione dell’istruzione pubblica che finì ad andare come prima, anzi peggio di prima. I bravi Dirigenti, come tu hai ben detto, diventarono i “parafulmini” nel mare in tempesta o, per dirla fuori da ogni eufemismo, diventarono i mendicanti dell’istruzione costretti a chiedere ai comuni o alle provincie il minimo necessario per una ordinaria gestione delle scuole. Uno dei principali compiti del “Dirigente Scolastico” diventò quello di chiedere il necessario per la pulizia dei locali, gli strumenti funzionali alla didattica dai gessetti, dal gasolio, agli interventi di spicciola manutenzione ordinaria, al materiale per i laboratori di tecnica, di informatica, di musica, di scienze come anche il minimo per l’educazione fisica o per le attività extracurriculari e pomeridiane che tanto erano allora richieste dalle famiglie.
    Per ogni richiesta il vecchio preside, che prima era stato sostenuto dagli Enti Locali, ora dagli stessi enti era ridotto a chiedere, col cappello in mano, questo o quell’altro intervento che la bontà dei burocrati concedeva solo dopo lunghi ed estenuanti pareri e delibere degli amministratori. Erano i tempi in cui i sindacati assurgevano a difensori “senza se e senza ma” di coloro che obiettavano su tutto facevano perdere credibilità e tempo alle istituzioni scolastiche. Per non parlare poi che al “Dirigente scolastico” ogni iniziativa di innovazione didattica era impedita nonostante le decantate disposizioni sull’autonomia scolastica, di fatto sempre bloccata da solerti legulei centrali.
    A parte questi aspetti sui vecchi malanni della scuola noti a tutti, non mi viene da essere lieto e speranzoso sui risultati del progetto “La buona scuola”; mi è sembrato un elenco delle dodici piaghe con l’indicazione di proposte confuse e contraddittorie. Se prima le idee valide non venivano realizzate è forse questa la volta buona e la pratica indicherà le strade da percorrere?
    Con affetto e stima Giulio Cesare Viva

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