Il corpo e l’anima nella riforma della scuola

Gli italiani attendono da anni una riforma scolastica.  La politica ha sempre fallito nei suoi precedenti tentativi di intervento nel campo dell’istruzione  perché  ha cercato di privilegiare il corpo trascurando l’anima  Anche oggi sta operando per portare al termine un’operazione del genere; le immissioni in ruolo, le funzioni dei dirigenti scolastici, i nuovi  programmi per nuovi docenti, gli interventi per migliorare le strutture ed a tante altre cose sono necessarie e si tenta di proporle  ma  non si parla mai  di una   scuola  che  dovrebbe operare per formare  i giovani al fine di farli  diventare persone  libere di pensare e di agire e non cinghia di trasmissione di interessi sindacali, di partiti o di gruppi al potere..  Per limitare il discorso al dibattito relativo al personale che opera, ad ogni livello, nelle istituzioni scolastiche, quali qualità si richiedono al suddetto personale? Mi vien subito da pensare che un  docente, per quel che bolle in pentola, non sarà mai  ritenuto bravo né sarà apprezzato se  sarà esempio di correttezza, equità e impegno in ogni momento della vita scolastica. Forse sarà preso in considerazione se va ogni giorno a scuola ma, di ciò che fa in classe chi lo giudica? Un docente incapace di farsi ascoltare con interesse e di essere valutato positivamente dai suoi alunni e dal territorio in cui opera, non lascerà traccia del suo lavoro nell’ esperienza umana e intellettuale dei suoi alunni perché non è riuscito a capirli, a  comprenderli e a guidarli. Lo stesso discorso, con i necessari adattamenti, vale per tutto l’altro personale che si trova ad operare con i minori, Dirigente scolastico compreso. L’operato di quest’ultimo, non  va giudicato in relazione ai suoi poteri di dare o togliere incarichi, (cosa facile a dirsi ma difficile e farsi), ma dall’autorevolezza di gestire economicamente,  culturalmente e con giustizia ed equità una istituzione  in modo che venga apprezzata dagli utenti,  dal territorio , come  anche da organismi di controllo preposti. Un dirigente non va intimorito o snobbato da una giustizia ingolfata in altri settori della vita pubblica.  Continuando a parlare del personale, mi è parso di sentire in giro una balla tra le balle:  tre anni di permanenza in una scuola e dopo  il trasferimento  del dirigente ad altra sede. Un passaggio temporaneo  potrebbe essere  una saggia decisione se realizzata al fine di fornire occasione di ulteriore di formazione professionale al dirigente per poi farlo ritornare in sede. Forse sarebbe bene che una norma suddetta  riguardasse anche i docenti. Chi scrive, da docente e da dirigente, ha fatto alcuni di questi spostamenti e, a parte le sofferenze economiche difficilmente sopportabili, professionalmente ne ha tratto enormi benefici .    Alcune  osservazioni prima di terminare questo mio commento. A)   anni fa, una riforma, buona nel corpo ma fiacca nell’anima, non ebbe seguito per l’ostruzionismo di masanielli sindacali e  succubi parlamentari  ostili ad ogni premio per il personale docente. Tutti furono  contrari a prendere in considerazione meriti e demeriti degli operatori scolastici  ( Progetto di riforma Berlinguer); B) finché la scuola privata  e la scuola  statale  non avranno la possibilità di gareggiare tra loro in tutto e per tutto, i due settori della scuola pubblica, con disponibilità finanziarie  distanti miglia, non saranno in grado di offrire servizi uguali, le private resteranno scuole  per i ricchi e potenti,    le pubbliche saranno solo ed esclusivamente scuole di massa e di integrazione sociale.  MA DI QUALE BUONA SCUOLA PARLA RENZI. SINO AD ORA IO NON L’HO ANCORA CAPITO. TRA UN MESE QUESTO GOVERNO  FINIRA’ DI TESSERE  LA TELA DELLA RIFORMA DELLA  SCUOLA?

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