i nonni passano presto

I NONNI PASSANO PRESTO

A volte mi ritrovo a tornare, insieme a miei coetanei, agli anni della giovinezza per ricordare i comportamenti e le vicende del nostro vivere antico in un ambiente paesano fatto di gioia, di avventure e di spensierata felicità. Il tempo, notavamo tutti noi, ora nonni felici, aveva però modificato il nostro vivere e ci aveva sospinto verso comportamenti imprevisti allontanandoci dal passato. Tornavano alla nostra mente i giochi dimenticati, le burle, anche cattivelle, le avventure fuori porta, le simpatie e gli amorini per le ragazze del paese, così come le vecchie e saporite minestre casalinghe o le colazioni a base di pane raffermo e fichi secchi. Semplici cose delle quali tutti noi, giovani del paese ci eravamo sentiti felici e contenti; allora non esistevano le differenze sociali di oggi: vi erano solo i molti poveri ed i pochi ricchi. I secondi, come sempre, facevano vita sociale diversa dalla nostra: non avevano alcun rapporto con noi, ad eccezione di quella sudditanza, allora ancora sopportata in un Sud abbandonato e depresso, che legava contadini, coloni o affittuari al ricco proprietario terriero che, da un momento all’altro, li poteva ridurre alla fame.

Tornando su quanto detto all’inizio di questa mia discussione, notavo, insieme agli amici nonni, che spesso, quando il discorso riguardava il passato, l’identità di vedute era completa. Diverso, invece, era il nostro modo di vedere le cose, quando si iniziava a parlare del futuro dei giovani e del loro avvenire che sembrava privo di un lavoro soddisfacente e ben remunerato ma pieno di speranze diverse ed ancora inattuabili. Osservavamo perciò che, per i giovani dei nostri giorni, la speranza di un lavoro ben remunerato, era remota o impossibile per cui molti sceglievano di andare all’estero a portare ii loro sapere scientifico e intellettuale proprio come, negli anni ’60 e ’70, i giovani d’allora,(che sono ora nonni parlano) avevano trasferito oltralpe le loro braccia e la loro fatica fisica.

Le case vuote del paese, i pochi giovani rimasti senza lavoro, le piazze e gli altri luoghi pubblici deserti di giorno o senz’anima viva dopo il calar della notte, ora sono il segnale di un impoverimento demografico generale che le Amministrazioni Pubbliche, locali o centrali che siano, non riescono a frenare. Non sapendo o potendo fare altro, spacciano per interventi di progresso le esaltazioni del passato che, se utili e indispensabili per ricordare le origini o le cause di momenti felici, non bastano per far ripartire la vita e l’economia delle genti. Soddisfano solo i ricordi dei nonni che ormai hanno solo la voce dell’esperienza per spingere i giovani a capire che la vita scorre e che nessuna sosta o ritorno all’antico, è stata mai la causa unica di miglioramento ma solo punto di partenza per nuovi avanzamenti e nuove forme di vita e di socializzazione. I fatti di questi ultimi giorni confermano l’ipotesi che la vita continua a scorrere alla ricerca di una migliore esistenza perché oggi, come al tempo delle invasioni barbariche, di nuovo ci sono popoli che, per migliorare, sfidano ogni difficoltà e superano mari e monti per non restare indietro.

 

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