L’insegamento tra forma e sostanza

L’insegnamento tra forma e sostanza
Alcune sere fa ho avuto occasione di ascoltare, nel corso di un incontro “ad hoc”, delle interessanti e ben articolate proposte di insegnamento delle lingue classiche negli istituti secondari di secondo grado. Il tema era di scottante attualità per il recente inserimento nei ruoli delle scuole statali di tanti nuovi docenti che pur già, nel loro curriculo, presentavano interessanti esperienze didattiche. Si trattava, per gli organizzatori del convegno, di preparare docenti in grado di assicurare agli studenti una valida impostazione didattica per lo studio del latino. Era certamente un’ottima iniziativa presentare un pratico modello di insegnamento della materia basato su tecniche didattiche consolidate e sperimentate nel passato, ma mi stupiva il fatto che mentre in tutto il mondo la didattica, in ogni ordine di scuola, correva, correva, e ancora correva, nel corso della serata le nuove tecnologie si presentavano solo con uno schermo luminoso in sostituzione della nera lavagna. Osservavo tra me stesso, che nei miei ripetuti soggiorni in Svizzera, avevo sempre seguito con la dovuta attenzione gli studi dei miei nipoti e ora che frequentavano a Ginevra un istituto internazionale di 2° grado, le differenze col come e su ciò che si studia per apprendere nelle scuole italiane, erano indescrivibili. Che rabbia mi faceva, qualche anno fa, la “Buona scuola” sbandierata come un modello di irraggiungibile perfezione organizzativa piena di “democratiche” novità. Purtroppo, e come sempre, la scuola è rimasta al palo e per alcuni anni ancora in Italia avremo laureati e diplomati che, per inserirsi nel mercato del lavoro, saranno costretti a integrare quanto è stato oggetto dei loro studi, siano essi ad indirizzo classico che tecnico- scientifico. Tutto è da finanziare, da sostenere, da rivedere ma la scuola deve continuare a stare a guardare
Nel corso della serata ho notato, però, una precisa e seria differenziazione dal contesto da parte di un relatore che, pur senza nessuna forzatura, ma con chiaro, semplice e scientificamente corretto eloquio, ha cercato di far presente all’uditorio, come ogni istruzione dovesse avere alla base l’impegno per alimentare il desiderio dell’alunno ad apprendere per slancio autonomo e attraverso la formazione di una coscienza capace di rielaborare quanto era stato “versato”. La libertà della scuola, perciò, non consisteva tanto su quello che si doveva insegnare quanto in quella di favorire, attraverso lo studio delle discipline, il libero e flessibile processo di adattamento delle personali coscienze ai principali valori umani e sociali che i tempi ed i modi di essere richiedevano.
Un caro saluto a tutti.

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