LE ERRATE LOGICHE DEI CACCIATORI E LA SBALLATA POLITICA DELLE AUTORITA’ VENATORIE

 Le  errate   logiche  dei  cacciatori e la sballata politica delle autorità venatorie  –

Alcune sere fa, quando ero “in gamba” ed  aspettavo  i giorni buoni per la caccia ai tordi, molte erano le opinioni su quando  si sarebbe verificata  “la scesa” e, come tutti, facevo anch’io scorta di cartucce infallibili. Tra noi cacciatori vi era un’accesa discussione sul perché e sul per come, quest’anno, di tordi non se ne vedessero ancora a  metà novembre. Arturo, giovane ed impaziente, voleva andare in giro di qua e di là per gli uliveti  con gli amici,  sfidando le autorità venatorie,  a cercare qualche volatile; Mario, adulto  esperto, obiettava ribadendo che era inutile rischiare tanto per poco; bisognava attendere il passo  ed essere pronti  perché l’occasione si poteva presentare da un momento all’altro. Pietro, il più anziano e certamente il più informato sulla questione, con tanti anni di esperienza venatoria, rimproverava ai due di ragionare con la loro testa senza tenere presenti altre variabili che potevano aver “suggerito” ai tordi di fare altri percorsi e alle autorità il verificarsi di incidenti alle persone  che lavoravano negli uliveti. Era il caso, diceva,  di aspettare e lasciare stare le ipotesi, giuste  o errate  che fossero. Ciò nonostante Arturo rimaneva del parere che il passo, ad ottobre, si era forse verificato e che, a causa della distruzione di tanti uliveti in certe zone della nostra Puglia e delle condizioni metereologiche,  i tordi erano comunque arrivati e bisognava solo andare a trovarli  in spedizioni sempre più lontane dal paese. Pietro si rifiutò aderire alle due ipotesi   ritenendole prive di giustificazioni razionali attendibili e soprattutto senza notizie  precise sul comportamento degli uccelli nel corrente anno; per lui le varianti dello spazio, del tempo e della casualità, che stavano alla base del movimento migratorio, erano al di  là della conoscenza ed esperienza logica di tutti gli amici,. a Pietro  continuava a dire:   spesso ciascuno di noi crede di sapere perché ha fiducia nella sua esperienza oppure dice di avere  ascoltato le esperienze degli altri ; per cui alla fine la costruzione del  pensare si basa o su credenze di altri o sulla propria intuizione ma  ambedue risultano essere  imperfette e imprecise perché basate su costruzioni mentali pratiche, illogiche, irrazionali e non  su un processo intellettivo  e scientificamente dimostrato.

Dopo questa articolata conclusione del vecchio Pietro, il gruppo, per unanime decisione,  decise di ritornare a casa in tempo per l’ora di  cena.  Tutti avevano compreso come procedeva la caccia secondo il comune pensare delle persone, ma  senza alcuna garanzie  che le ponesse in  grado di assicurare  gli “scarni” carnieri  indicati nelle molte pagine dei tesserini.  Ma se il “ pensare” di ogni cacciatore era  impreciso  come valutare il “pensare” di chi  consentiva il lancio di conigli e galline qualche giorno prima dell’aperture? Ogni  “vero” cacciatore dovrebbe ribellarsi a tale ambiguo procedimento inteso solo a giustificare un qualunque abbattimento. Con qualche giornata in più  nel calendario venatorio!

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